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Cronaca della trasferta della Nazionale Under 19 del Titano in Croazia

Croazia, Danimarca e Lettonia: tre sfide impegnative contro tre realtà di livello del panorama europeo. Test impegnativi per i ragazzi di Pietro Rossi. E' mancato l'acuto, il gol che poteva rendere indimenticabile ancor di più la trasferta in terra balcanica.La Croazia si dimostra in auge e i Perisic e Modric di domani rifilano un tris ai biancazzurri. Kulenović si prende i riflettori con due rete segnati, Nejašmić fissa il 3-0 finale. Non c'è solo la Croazia perché il nuovo corso biancazzurro ha nella intraprendenza il filo conduttore. L'attaccante Nanni ci prova di testa ma la mira non è all'altezza dello stacco. Anche la Danimarca non lascia scampo ai biancazzurrini e passa con un secco 4-0. Wind apre il poker, ottimamente servito da Sørensen, Andersen segna il raddoppio. Nel secondo tempo i danesi arrotondano con Jørgensen e con la stella della primavera dell'Inter, Jens Odgaard con un preciso sinistro dal limite che inganna Colonna. E' sempre Tomassini, l'uomo più pericoloso nell'area di rigore scandinava e il suo colpo di testa nel primo tempo dà solo l'illusione del gol. La Lettonia è il capolinea del girone di qualificazione ad Euro 2018: 4-0, passivo importante che vale il pass per la Lettonia al prossimo turno di qualificazione. Passivo a tratti eccessivo anche perché i biancazzurrini rispondono colpo su colpo. Dolcini asseconda il movimento in profondità di Nanni, Tomassini è ottimamente appostato in mezzo all'area ma fallisce il tap-in da due passi. Come spesso accade anche per i più grandi, gli ultimi minuti del primo tempo sono letali. Tobers rispetta la statistica e porta in vantaggio i suoi con un destro sotto la traversa. Non può nulla Colonna sul tiro ravvicinato di Samoilov. Il tris è griffato Regža, abile a ribadire in rete la corta respinta di Colonna. Intorno alla mezzora Puriņš colpisce ancora.E' l'epilogo della trasferta croata, terminata con un bilancio complessivo di tre sconfitte ma ottimi comunque sono gli spunti per i giovani calciatori del domani. C'è da lavorare ma il "materiale umano" è di ottima fattura.Foto tratte dall'account di Flickr della ©FSGC.

Estate tempo di...ritiri!

Estate tempo di mare, ma anche di ritiri. I campionati emettono i loro ultimi verdetti solitamente nella prima decade di Maggio e da lì ai primi di Luglio, salvo eccezioni, i calciatori sfoggiano tatuaggi e bicipiti in giro per le spiagge più trendy italiane e non: Ibizia, Costa Smeralda, Mykonos solo per sognare un pò. QUI JUVENTUS - La vecchia Signora cambia tradizione e opta per l'estero. Piccolo raduno a Vinovo per le visite di routine poi Messico e Stati Uniti. Esigenze di marketing che si fondono con il campo per la gioia del portafoglio, meno degli allenatoriQUI INTER - Riscone di Brunico è la sede delle nuove speranze dell'Inter. Nuova rivoluzione estiva, nuovo tecnico, nuovi giocatori, la storia che si ripete. Ritiro però proficuo perché la nuova Inter 2017-18 è partita a vele spiegate, in perfetta sintonia con l'obiettivo minimo stagione, la tanto agoniata qualificazione alla prossima Champions League.QUI ROMA - E' stata per anni juventina, poi è stata invasa dal popolo nerazzurro, quest'anno si apre il ciclo di Di Francesco a Pinzolo. Solo una settimana per assimilare i primi schemi e calarsi nella mentalità del tecnico che da giocatore ha vinto l'ultimo scudetto nella capitale. Non c'è Totti dopo un quarto di secolo ed è già una notizia. Non è una notizia, il viaggio negli USA, patria della nuova proprietà.QUI NAPOLI - Effetti speciali, set hollywoodiani, invece decisamente sobrio il ritiro partenopeo. De Laurentis è uomo di spettacolo ma anche di sostanza e il nuovo/vecchio Napoli di Sarri riparte da dove tutto ebbe inizio: quest'anno l'obbligo è il titolo, nascondersi non è mai stato più difficile. QUI MILAN - Di inverno, autunno, primavera ed estate è sempre e solo Milanello. Il Milan è fedele al proprio centro operativo e tra sabbia e verde, Montella e il suo staff ha il medesimo obiettivo della squadra dell'altra sponda del Naviglio: il ritorno in Europa.QUI LAZIO - Auronzo è la meta designata da anni per la preparazione alla nuova stagione e Lotito è legato alle tradizioni. Stagione passata da incorniciare con la sorpresa di Simone Inzaghi: conferma meritatissima per il fratello del più famoso Pippo-gol.

Parma dal paradiso all'inferno e ritorno

LE ORIGINI DEL MITO - C'era una volta Buffon, Thuram, Bennarivo, Cannavaro, Veron, Crespo, Asprilla. C'era una volta perché il crac Parmalat ha spazzato via una generazione di fenomeni, una squadra da mito. Eppure il mito è rimasto perché aver sfiorato lo Scudetto e aver trionfato in Europa ha reso immortale questa generazione di fenomeni. Due Coppa Uefa (1994-95, 1998-99), tre Coppa Italia (1991-92, 1998-99, 2001-02) una Supercoppa Uefa (1993), una Coppa delle Coppe (1992-93), un palmares invidiabile per una "provinciale".Ha sfidato la Juventus della triade e ha sfiorato soprattutto lo Scudetto. Era il lontano 1996, pochi di voi erano nati, anzi nessuno e Crespo lanciava il guanto di sfida alla Juventus, un affronto. E' stato il miglior marcatore gialloblu, 72 le reti complessive con il Parma, recordman all time e simbolo indiscusso per quattro stagioni, dal 1996 al 2000 e poi ritornò per concludere la carriera nel campionato 2014-15. Parma non è solo Crespo, Parma è Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Lilian Thuram, Tino Asprillia, Gianfranco Zola, Enrico Chiesa, Juan Sebastian Veron, talenti cristallini al Tardini.Eppure la cronaca, la finanza meglio, contaminò il Parma e lo disintegrò. Parmalat fu la croce e la delizia del Parma. La stessa azienda leader nella distribuzione di latte e derivati, determinò ascesa e disfatta. Il Parma crollò. Crollarono ambizioni e posti in classifica. Il duo Leonardi e Ghirardi risollevarono le sorti ma quella magia non si ripropose più. Il Parma ha navigato per molti stagioni a metà classifica. Lontani i tempi in cui le squadre del nord al Tardini, giocavano di rimessa per lo strapotere fisico, tecnico dei gialloblu crociati. Lontani quei tempi in cui i migliori erano a Parma.Parma uguale crac è un binomio purtroppo ricorrente. Non basta infatti aver dilapidato una generazione di fenomeni, Parmalat insegna, anche la presidenza Ghirardi sarà ricordata per un fallimento di proporzioni cosmiche: dalla A alla D, senza paracadute, un volo diretto e senza via di scampo. Ma come da Crespo ai campi dilettanti della Emilia-Romagna? Eppure questo è accaduto pochi anni fa. Il Parma è fallito ma come l'araba fenice, è risorto dalle proprie ceneri e ora viaggia a vele spiegate verso l'olimpo della Seria A. Serie D conquistata, playoff di Lega Pro vinti e quest'anno l'approdo nella serie cadetta.Una matricola terribile che ha in Alessandro Lucarelli, il simbolo, il capitano, colui che è sceso dalla A alla D, senza rimpianto perché Parma è, lo è stata e ritornerà ad essere una delle Sette Sorelle d'Italia. Sono trascorse già dodici giornate del campionato di Serie B 2017-18 e un primo bilancio è lecito farlo. Il Parma è secondo a pari merito con Empoli e Frosinone, in piena corsa playoff, con 20 punti all'attivo, a un solo punto dalla vetta occupata dal Palermo. La rincorsa è lunga ma il @Parma Calcio 1913 può farcela. #Dylan@Deklan26

FIFA U-17 World Cup India 2017: Inghilterra a valanga sulla Spagna

UNA FINALE A SENSO UNICO - L'Inghilterra non vince la rassegna iridata Under 17 di scena in India, ma domina e liquida la Spagna, quasi mai sul rettangolo: un KO rumoroso e poco preventivabile. Inizio tutto di marca iberica, Gomez griffa due reti in poco più di 20 minuti e sembra indirizzare la partita verso i suoi. Sembra perchè a un minuto dal gong del primo tempo, Brewster avvia la rimonta, completata ad inizio ripresa da Gibbs-White. Partita avvincente ma la Spagna progressivamente evapora e l'Inghilterra si prende tutto, partita e trofeo. In successione Foden, Guehi, e lo stesso Foden completano la goleada. Partita strepitosa per i ragazzi inglesi, decisamente un incubo per quelli spagnoli. Primo acuto dell'Inghilterra mentre continua la maledizione per la Spagna, per la quarta volta giunta seconda nella rassegna (1991, 2003, 2007 e 2017). INGHILTERRA U-17 (4-2-3-1): Anderson; Sessgnon, Latibeaudire, Guehi, Panzo; Oakley-Boothe (dal 90' Gomes), McEachran (dal 85' Gallagher); Foden, Gibbs-White (dal 81' Kirby), Hudons-Odoi; Brewster.SPAGNA U-17 (4-2-3-1): Fernandez; Morey, Victor, Guillamon, Miranda; Blanco (dal 81' Beitia), Moha (dal 85' Diaz); Torres, Cesar (dal 72' Alonso), Gomez; Ruiz.Marcatori: 10' e 31' Gomez (S), 44' Brewster (I), 58' Gibbs-White (I), 69' e 88' Foden (I), 84' Guehi (I)FINALINA - Il Brasile regola il Mali e si issa al terzo posto. Souza e Yuri Alberto timbrano la finale del terzo posto. Al Mali rimane il quarto posto e il riconoscimento di sorpresa del torneo. #Dylan@Deklan26

FIFA U-17 World Cup India 2017: la nuove leve all'opera

L’ombelico del calcio giovanile è India: FIFA U-17 World Cup India 2017 è la competizione ora alla ribalta. Può considerarsi a tutti gli effetti la vetrina dei migliori prospetti del calcio del globo, under 17. Giovani si, ma già in alcuni casi pronti per il grandissimo salto nel calcio dei “grandi”. UN PO’ DI STORIA - La prima edizione si tenne in Cina, a trionfare fu la selezione nigeriana, vittoriosa anche in altre quattro edizioni. A tallonarla il Brasile con tre successi all’attivo, nel 1997, 1999 e 2003. La rassegna ha cadenza biennale. Nel 1991 è stata l'Italia la sede della competizione. LO STIVALE - Le notti magiche dell’Italia non si contano nemmeno sul palmo della mano. Non si eccelle a livello mondiale da un po’ di anni e queste rassegne lo evidenziano. L'albo d'oro di oro ha ben poco e memorabili apparizione tricolori non si ricordano. La bacheca reclama successi e l'unico posizionamento degno di rilievo è il quarto posto nel lonano 1987 in Canada.NOW - La capitale Nuova Delhi e le città di Goa, Navi Mumbai, Kolkata, Kochi e Guwahati sono le tappe da segnarsi per gli amanti della competizione, ormai giunta nella fase calda. Il titolo sarà affare di Brasile, Spagna, Mali e Inghilterra. Segnatevi queste date:Mercoledì ore 13,30 Brasile opposto all'Inghilterra e tre ore più tardi la Spagna cercherà la sua quarta finale, avversario la sorpresa Mali. #U17WorldCup#Dylan

Play si nasce: Andrea Pirlo, il genio della mediana

Il Re delle Punizioni abidca, Andrea Pirlo dice addio al rettangolo.Nel principio c'era il metodista. C'era il metodista perché l'ascesa di Andrea Pirlo ha rivoluzionato ruolo e un'intera generazione di aspiranti centrocampisti di manovra. Che del talento questo ragazzo bresciano lo aveva era abbastanza evidente, ma il talento non sposa un solo giocatore, è uno dei requisiti che tanti hanno ma pochi sanno esprimerlo al massimo. Ci è voluto tempo, delusione, porte in faccia ma Andrea Pirlo ha saputo sempre non chinarsi, anzi è diventato Andrea Pirlo, un'istituzione. Andrea Pirlo appende le 13. Un sussulto. Perché Andrea Pirlo, non è un centrocampista giunto alla venera età di 38 candeline, è l'icona di molti ragazzini cresciuti con le punizioni di questo ragazzo, ora barbuto, taciturno ma con un pennello anzichè un piede.Ma non è stato sempre al centro, come si dovrebbe ai Giotto, di tutto. Nell'Inter, squadra che lo ho coccolato quando era in fasce, è stato al centro si, ma di dubbi atroci, congetture irreali, equivoci, morale: cessione. Cosa? L'inter ha venduto Pirlo? Certo, per di più ai cugini rossoneri. Un affarone, decisamente. E' nell'interregno di Brescia che la luce si accede e Pirlo dimostra ogni frammento del suo sconfinato talento. Da metodista filtra ogni pallone e innesca i compagni verso la gloria. Nel Milan tutto questo viene esageratamente ingigantito, diventando il simbolo delle due Champions League rossonere, dello Scudetto e degli altri trionfi. C'è anche Andrea Pirlo a Berlino quando l'Italia di Lippi alza al cielo la Coppa del Mondo e in quella squadra Andrea Pirlo aveva le chiavi.Non è stato sufficiente perché Allegri gli ha preferito il ruvido Van Bommel. E lui? Zaino, scarpette e talento è emigrato in quel di Torino per la ricostruzione della Vecchia Signora post-calciopoli. La mobilità non è più quella di un tempo ma la visione, la classe, la leggiadria e la velocità di pensiero/esecuzione quelle si rimarranno incastonate in Andrea.E così la Juventus è risorta, quattro titoli nazionali, quattro titoli nei quali c'è la griffe di Andrea Pirlo. Anche la grande mela ha voluto omaggiare Andrea Pirlo, gli ultimi anni vestito di azzurro, azzurro come il cielo, azzurro come l'infinito.Andrea Pirlo non abbandona il calcio e il calcio che perde il suo figlio prediletto.Ci mancherai, Andrea @Pirlo_official#Dylan @deklan26

Il tango di Mauro

Tango o Salsa? Decisamente Tango, l'inter è tango, l'Inter è Icardi, l'Inter è Mauro, l'Inter è Wanda. Segnare tre gol in un derby non accadeva dal 2012, ai tempi c'era un certo Principe Milito e l'Inter non navigava così a vista come ora. Sembra passata un'era geologica, invece solo 5 anni, ed è decisamente cambiato tutto. L'Inter e il Milan non sono più l'Inter di Milito e il Milan di Ibrahimovic ma ora sono l'Inter di Nagatomo e il Milan di Rodriguez, non proprio la stessa cosa. Domenica sera c'è stata però l'apoteosi per la Milano nerazzurra. Il naviglio si è dipinto di nero e azzurro e il rosso si è dissolto sotto i colpi di Icardi.Opportunismo, recupero palla, acrobazia, rigore: un codensato chiaro e limpido di chi è Mauro e di cosa è capace questo attaccante moderno, 181 cm per 75 kg.E' il prototipo dell'attaccante del terzo millennio, fuori dal campo sempre alla ribalta, Wanda Nara non è mai a corto di argomenti e dentro al rettangolo è il numero 9 più forte d'Europa. Non ha ombre nel suo gioco. Gioca per la squadra ora, sponde, prende calcioni per far salire i suoi, oltre a questo non ha perso smalto e la sua verve sotto porta. La rasoiata di Candreva è tramutata in rete dalla girata precisa sul secondo palo, Donnarumma non può nulla. Il secondo gol è lo spot del capitano nerazzurro. Biglia si addormenta, Icardi scippa la rete e duetta con Perisc, 11 assist solo per Mauro, pallone a mezza altezza del croato e sforbiciata volante per rubare tempo al portiere: chapeau!Il Milan dall'inferno al paradiso per due volte, stadio in silenzio, 2-2 e sull'ingenuità colossale di Rodriguez, l'arbitro Tagliavento può solo indicare il dischetto del rigore.Una vita fa, qualche derby fa, Icardi era in ginocchio e Donnarrumma faticava a trattenere la gioia dopo il rigore neutralizzato. Domenica, qualche anno più tardi, di nuovo, uno di fronte all'altro, nel duello dagli undici metri. Icardi lo guarda dritto negli occhi, lo sfida e lo fulmina, aspettando il passo verso sinistra del numero 99. ll resto è 3-2, maglia celebrata come Messi al Camp Nou quasi a simboleggiare quanto questo ragazzo del 19-02-93 sia cresciuto, in tutto.#MI9#Dylan

Essam El-Hadary, il portiere detentore di record!

La storia che vogliamo raccontarvi oggi ragazzi parla di ESSAM EL-HADARY, portiere di origine egiziana nato il 15 gennaio del 1973 a Damietta, una piccola città e porto egiziano sul delta del Nilo.Attualmente gioca nel Al-Taawoun, che milita nella Saudi Professional League in Arabia Saudita, come portiere e capitano della sua squadra.Essam, anche soprannominato La Diga per le sue capacità tra i pali, trascorre maggior tempo della sua carriera nel Al-Ahly in coi vince 7 campionati, 4 coppe d'egitto e 4 supercoppe d'egitto.Grazie quindi alle sue doti da portiere. riceve anche la sua prima convocazione nella nazionale egiziana nel 1996 in amichevole contro la Corea del Sud.Passano gli anni ed Essam continua ad essere convocato in nazionale, e si guadagna anche la fascia da capitano nel frattempo, fino ad arrivare ai giorni d'oggi che, grazie ai suoi compagni di squadra e a lui, la sua nazionale riesce a guadagnare un pass per i Mondiali di Russia 2018 grazie alla vittoria per 2-1 in casa contro il Congo, decisa da Mohamed Salah al 94' minuto su rigore e anche detentore del primo gol.Con questo pass ai mondiali il nostro Essam diventerà automaticamente il proprietario di diversi record per età nei mondiali, ovvero:Giocatore più ANZIANO a partecipare ad un mondiale, batte il precendente record di Faryd Mondragon (43 anni e 3 giorni)Giocatore più ANZIANO AL DEBUTTO con 44 anni di età il nostro Essam, ebbene si, debutterà per la prima volta nei mondiali, non si deve mai smettere di sperare!CAPITANO più ANZIANO dei mondiali.

FILOSOFIE ALLO SPECCHIO: TIKI-TAKA, LA FRONTIERA DEL POSSESSO PALLA CONTINUO

LE ORIGINI - Barcellona, Tiki-Taka, Guardiola: quale nesso? Se dici Tiki-Taka, ti riferisci all’ultima rivoluzione del calcio, all’ultimo stile di gioco definito.Da Wikipedia: con il termine tiki-taka (tiqui-taca in spagnolo) si indica uno stile di gioco del calcio caratterizzato da una lunga serie di passaggi ravvicinati svolti con estrema calma in modo da imporre il proprio possesso di palla per la maggior parte della durata della partita.UNO STILE DI VITA - Tiki-Taka e Barcellona sono un binomio imprescindibile e non è la continua, perpetua, ossessione della palla a terra, delle verticalizzazioni strette e del pallone sempre tra i piedi.E’ di più, dannatamente di più. Intanto è legato alla Catalogna, oltre quindi il rettangolo. E’ l’identità del popolo che si fonde nella squadra di calcio, uno dei più vivi testimoni dell’essere catalano. E va oltre il suo creatore, Pep Guardiola. Messi, Xavi, Busquet. Iniesta, Piqué, l’elenco sarebbe lunghissimo, praticamente infinito. E si, nessuno è esentato dal gioco, tutti sanno cosa fare quando la palla è nei tacchetti blaugrana o è da recuperare. Pressing asfissiante, movimento interminabile senza palla degli interpreti, nulla di più semplice per chi è in possesso: soluzioni infinite. Risultati? Tre affermazioni in Champions League, sei Liga solo per citare le competizioni più affascinanti. Quindi bellezza tradotta in risultati, concreti e tangibili.

Vorrei essere Roberto Carlos ma sono...Felice Centofanti

Chi è Roberto Carlos? Chi è Felice Centofanti?Secondo Dylan non conoscete né l'uno né l'altro. Hanno in comune qualcosa: ruolo e squadra di militanza per un periodo, altro no, decisamente no. Sono due terzini, mancini ma di diverso spessore. L'uno, il carioca, non è alto, non ha capelli fluenti ma ha un sinistro che pochi hanno. Il tiro a "tre dita" diciamo è roba sua. Si perché, seppur breve, nella sua esperienza all'Inter, durata il tempo di una stagione, un battito d'ali o poco più, ha saputo condensare tutto il suo essere appunto Roberto Carlos. Tiri di una potenza sovrumana, discese epiche, dribbling continui ma anche dimenticanze difensive. Un diamante grezzo insomma che non ha avuto il tempo per diventare una farfalla. È rimasto crisalide nell'Inter ma non altrove. Nel Real Madrid ha vinto tutto, ma proprio tutto. Coppe, Campionati (Liga spagnola) e la tanto agoniata Coppa dalle Grandi Orecchie. Tutto quello che i tifosi dell'Inter avrebbero voluto ma non è stato. Il cerino in mano è rimasto anzi si è bruciato quando la fascia ha cambiato inquilino. Diciamo che l'inquilino ha pagato l'affitto ma non ha lasciato il segno. La mancina dell’Inter è sempre stato un pianto. Un pianto perché ha cambiato spesso, appunto inquilino, ma a parte qualcuno, gli altri, la maggior parte, si sono fatti apprezzare più dalle squadre avversarie che dai supporters nerazzurri.

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