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Justin Kluivert nel segno di Patrick

Numero 45 dietro la schiena, lo stesso di un altro bad boys Mario Balotelli e un futuro già scritto: Justin Kluivert, classe 1999 ha un avvenire certo sul rettangolo verde. Non può che essere così perché Justin ha i geni di papà Patrick, attaccante di razza che ha segnato a valanghe ovunque. Ajax, Milan ma soprattutto Barcellona le squadre nelle quali l'olandese è stato l'indiscusso Nove. Lo scorso anno all’esordio in campionato (15 Gennaio 2017) aveva superato già papà Patrick entrando in campo a 17 anni, 8 mesi e 10 giorni. E solo l'inizio della sua escalation. Esordio in Europa League il 16 Febbraio scorso contro il Legia Varsavia. Primo hurrà tra i grandi il 19 Marzo 2017 contro l'Excelsior, in Eredivisie. La presenza ingombrante del padre sempre sulle spalle di Justin e un caratterino mica male. "Mi piace quando mi paragonano a lui. Ha avuto una grande carriera e spero di fare altrettanto”. Consapevolezza, intraprendenza e un'incoscienza propria dei suoi 18 anni, Justin non è solo predestinato, è davvero un talento. Guardare per credere.Hat-Trick in Eredivisie, nemmeno a papà Patrick era riuscito di segnare tre reti in un solo match, e non è una punta centrale Justin. L'Ajax trionfa sul Roda per 5-1 grazie ai 3 goal di Justin. L'Amsterdam Arena ai piedi del giovanissimo olandese. Velocità di pensiero e di gambe e un destro che fa impallidire: identikit da grande per Justin.Stop orientato e destro nell'angolino, progressione e conclusione forte e tesa nel sette, colpo da biliardo appena entrato in area: gol di pregevole fatture per un match che certamente non potrà dimenticarsi. "Una bella giornata. Non ho giocato sempre e non do la colpa all'allenatore, ma oggi ho dimostrato che posso farlo. Dopo la gara ho portato la palla negli spogliatoi per farla firmare ai miei compagni. Mio padre non ha mai segnato una tripletta in Eredivisie? Allora sono il primo Kluivert. Mi piace".

La solitudine dei numeri uno

Le mani sulla vittoria spesso vengono messe da chi la vittoria la deve difendere. Ci sono più oneri che onori. Fa scalpore una “papera” del portiere rispetto ad un errore sottoporta. Causa ed effetto cambiano e con i numeri si gioca poco. Buffon, Julio Cesar, Casillas, Donnarumma, Handanovic, Dida e l’elenco sarebbe ben più numeroso di questo. UN PORTIERE E' DA SOLO? - Il portiere è come se giocasse uno sport differente. Ha una divisa diversa e ha la possibilità di utilizzare le mani. Le dinamiche emotive quindi sono diverse dagli altri dieci giocatori di "movimento". Un portiere è più responsabile, è l'ultimo difensore, l'ultimo ostacolo per il gol. Può venire chiamato in causa molte volte o no, deve essere sempre attivo perché le minacce possono venire anche in contropiede. Massima attenzione e spesso non basta perché l'errore è dietro l'angolo, come le critiche. LA MENTE PRIMA DEL CORPO - Il portiere è un atleta ed è parte integrante di un gruppo anche se spesso è solo, anzi sempre. Dunque è importante la gestione dell'errore. È molto importante prepararsi a livello emotivo per fronteggiare ad eventuali imprevisti o per reagire prontamente ad eventuali uscite a "vuoto". Non è da meno la capacità di rimanere concentrati per 90 minuti ed oltre nonostante spesso si venga chiamati in causa per pochissimi minuti. Nei momenti in cui il gioco è dalla parte opposta un portiere di livello deve rimanere ugualmente concentrato, ad esempio osservando l'evolversi del gioco o eseguendo esercizi fisici: la passività è altamente sconsigliata.CARATTERISTICHE - 180 centimetri e circa la statura media del portiere moderno. E' una media statura che garantisce esplosività e capacità di farsi valere nel gioco aereo. Le uscite basse o alte sono spesso il Tallone d'Achille di molti numero uno. Il tempismo è una qualità che non può mancare e sopratutto è richiesta una buona visione di gioco per anticipare le mosse degli avversari e leggere le traiettorie del pallone. Le parate in tuffo richiedono agilità e potenza, specialmente nelle gambe. Un ottimo portiere deve conoscere il proprio corpo e capire sempre dove si trova, il senso della posizione ricopre un ruolo fondamentale per capire sempre dove si è e per cercare di coprire al meglio la porta. E' un arte saper "chiudere" lo specchio, ovvero ridurre la visuale di tiro per il giocatore avversario.LA PARATA - In presa o con i pugni sono le modalità di parata. La presa è maggiormente difficoltosa e rischiosa rispetto all'allentamento della sfera dalla porta. Può dipendere anche dalle condizioni atmosferiche ma non solo. DIRETTORE DELLA DIFESA - Nel calcio moderno il portiere è prima di tutto il primo costruttore di gioco pertanto deve avere dei buoni piedi perché spesso viene richiesto il suo intervento dai difensori che si appoggiano sull'estremo difensore. Uno dei migliori è sicuramente Manuel Neur, portierone della Germania e del Bayer Monaco, abilissimo con i piedi e capace di giocare ben oltre la propria area di competenza. GLI UNDICI METRI, CROCE E DELIZIA - I fatidici undici metri possono essere decisivi e il portiere ha un ruolo fondamentale. Ci sono portieri che hanno costruito le proprie carriere sull'abilità nel parare i rigori. Primatista attuale della Serie A è Gianluca Pagliuca, ex portiere dell'Inter e della Nazionale Italiana.IL MIGLIORE DI TUTTI - Non hai mai vinto il Pallone d'Oro nonostante sia il numero 1 migliore di tutti senza discussione. Gianluigi Buffon è stato (e lo è ancora almeno per questa stagione) il punto di riferimento del movimento dei portieri. E' stato il giocatore che più di tutti ha rivoluzionato il ruolo. L'unico portiere ad essere insignito del titolo di migliori giocatore è stato il russo Lev Yashin, sconosciuto portiere per i ragazzi del 2000 ma trascinatore dell'URSS, e miglior giocatore nel lontano 1963. Nemmeno il Mondiale conquistato a Berlino 2006 è valso il Pallone D'Oro a Gigi.

Si torna in campo!

Gennaio tempo di ripresa. La Befana si sa mette la parola fine sul periodo natalizio e sulla prima parte della stagione. La ripresa dei campionati non è avvenuta totalmente.JUNIORES NAZIONALE GIRONE E - Il Rimini nella settimana del ritorno della gloriosa maglia a scacchi parte a razzo nel 2018 e trionfa contro il Lentigione per 2-1. Cade la Juniores del San Marino che in casa dell'Ambrosiana non va oltre il 3-1. Per i Titani il gol della bandiera viene griffato da Giordano John Bardeggia. La Juniores del Forlì imita quella del Rimini e strappa i tre punti contro Castelvetro: 3-1 il finale in un match a senso unico per i giovani galletti. Pioggia di gol della Correggese sul malcapitato Santarcangelo, KO con un parziale di 7-0. JUNIORES REGIONALE GIRONE G - La San Marino Academy espugna la Giovane Cattolica grazie alle reti di Andrea Rossi e Matteo Moretti. Stesso verdetto per la Fya Riccione che fa valere il fattore campo contro il Gambettola. Cristian Crescentini e Luca Cecchetti non lasciano scampo agli avversari.

115 volte Hamsik

115 gol per un centrocampista, se pur dalle spiccate doti offensive, sono un bottino di grandissimo livello. >>1:33 il 115° gol di Hamsik in azzurro<<Jorginho-Mertens-Hamsik: triangolo ad ampio raggio e folgore sotto la traversa di Marek. "Mare Chiaro" taglia il traguardo contro il Torino e si issa al pari dell'inarrivabile Diego Armando Maradona, lassù in cima tra i cannonieri all'ombra del Vesuvio.Sono ormai 10 anni che il San Paolo applaude le gesta del fuoriclasse slovacco, arrivato in punta di piedi e ora pedina fondamentale nello scacchiere di Sarri. E' una mezz'ala atipica con i tagli verticali quale arma principale. Piedi raffinati, tiro improvviso dalla lunga e media distanza, un "tuttocampista" capace di diventare il riferimento di un'intera città. E' stato uno dei grandi artefici della risalita del Napoli, una volta raggiunta la Serie A. Ha avuto offerte per approdare verso altri lidi, ma Marek ha sempre scelto Napoli.Era il 16 settembre 2007, avversario la Sampdoria e al minuto 76 Marek Hamsik griffa per la prima volta il tabellino. Non è un gol fortuito, è un'autentica prodezza. Dribbling secco sul diretto avversario ed anticipo di punta nel palo lontano: destrezza, precisione e opportunismo, c'è tutto in Marek. >>2:10 il 1° gol di Hamsik in azzurro<< Seguiranno altre 114 perle per un giocatore esempio di lealtà ed attaccamento a colori e città. Napoli è sempre più Marek ed Hamsik è sempre più Napoli. Un duo indissolubile, un binomio d'autore.

Tra il nerazzurro, il bianconero e l'azzurro

Alessandro Conti ha vissuto sempre in bianconero nonostante abbia nel cuore il nerazzurro. E' un paradosso per un interista diventare un giocatore della Vecchia Signora ma le vie del calcio, come della vita, sono davvero infinite ed inaspettate. Classe 98, centrocampista "saggio" dai piedi buoni e dall'ottimo dinamismo ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista ovunque è approdato: maturità e geometria a servizio dei compagni. Ci racconteresti la tua carriera, dagli esordi ad oggi?Ho iniziato a giocare a 6 anni nel Titano a San Marino poi a 9 anni mi sono trasferito nel Cesena dove sono rimasto per 5 anni. A 14 anni, grazie all'affare Giaccherini-Juventus, sono stato tesserato nella Juventus, insieme al mio compagno Braccini. Sono rimasto a Vinovo per 3 anni e ho raggiunto gli Allievi. Sono stato ceduto in prestito alla Primavera del Carpi per 6 mesi ma non mi sono trovato bene. Sono ritornato a Cesena ma un grave infortunio alla spalla ha condizionato l'esperienza nella Primavera. Oggi gioco nel San Marino Calcio in Serie D Girone F.Quali consigli ti senti di dare ai nostri lettori?Invito tutti a giocare con passione come ho fatto io. La mattina a scuola, poi un panino veloce e subito al campo. Se hai qualità e la fortuna qualcuno ti noterà. Ci racconteresti la tua esperienza nel settore giovanile della Juventus?Sono interista ed un primissimo momento è stato dura ma ovviamente non ho avuto dubbi nell'accettare. E' tutto bellissimo, al top. Le mie giornate iniziavano a scuola a Vinovo, poi l'allenamento e il convitto. E' stata dura soprattutto per mia mamma. Ti sei mai allenato con la prima squadra della Juventus?Si una volta. Era l'allenamento prima del derby contro il Torino, la Primavera era impegnata e quindi ho avuto questo privilegio. Mancavano Tevez, Pirlo e Pogba ma comunque tutti gli altri campioni c'erano. Il più simpatico è stato Morata mentre Bonucci ci ha riempito di consigli. Sei stato capitano della Selezione Italiana U15, quali caratteristiche deve avere un giocatore per essere un buon capitano?Devi essere un leader ma prima di tutto un esempio. Sono diventato subito capitano nonostante fossi arrivato da poco. Il mister mi ha premiato per l'impegno in allenamento e per il mio comportamento.Qual è il tuo ruolo?Sono un centrocampista centrale, dalla buona visione di gioco. Ho un buon tiro anche se non segno tantissimo. Quest'anno nel San Marino Calcio gioco da mezz'ala. Pregi e difetti di Alessandro Conti giocatoreAiuto i miei compagni, do sempre tutto, sono molto concentrato, ho un buon tiro. Devo migliorare soprattutto il piede sinistro e il colpo di testa.Pregi e difetti di Alessandro Conti ragazzoSono solare, amo stare con gli amici, non mi monto la testa. Sono un pò permaloso e soprattutto molti anni fa non accettavo tanto i rimproveri. Segui il campionato sammarinese?Ovviamente si. Gioca nel Pennarossa, il mio fratello maggiore Daniele, e mio papà è il presidente del Pennarossa. Se avrò l'ok dal San Marino Calcio, mi tessererò anche nel Pennarossa.Vorresti fare il calciatore da "grande"?Ovviamente si! Penso di avere tutte le potenzialità necessarie.Un motto/una frase che ti rappresenta"Only God can judge me". Solo Dio può giudicarmi è una frase a cui sono molto legato ed è tatuata sul mio braccio. Ho anche una croce nel polso perché sono molto religioso. Sono legatissimo anche alla mia famiglia rappresentata da una rosa quale simbolo di amore e dove ci sono le iniziali di tutta la mia famiglia.

Saranno Famosi: Agustin Buteler il nuovo Messi?

Ha 8 anni e un futuro nel pallone già scritto. E' argentino come Leo e come Leo Messi ha un pennello come piede e un talento non quantificabile. Doppi passi, finte, tiro, tunnel: il repertorio è sconfinato e il nuovo Leo ha già attirato gli sguardi indiscreti di molti addetti ai lavori. Originario di Cordoba, in Argentina, ha deliziato i palati del calciofili con numeri di prestigio. Dribbla e gioca per la sua squadra, il Colegio Santo Tomàs dove ovviamente è il faro. Calamita ogni sfera sul proprio mancino, altra similitudine con la pulce Leo. Repentini cambi di direzione e movimenti rapidi e decisi, altre analogie con il campione del Barcellona. Dribbling, doppi passi, tunnel di tacco, gol a raffica da ogni zolla del campo, pure da cacio d'angolo.Chissà se Agustin ricalcherà la carriera luccicante di Leo, di sicuro non potrà passare inosservato.

Cristiano Ronaldo V

C'è Messi e c'è Cristiano Ronaldo, ci sono i campioni, e ci sono i fenomeni. Ci sono due assi che dal 2008 dominano senza soluzioni di continuità il panorama nazionale e internazionale del pallone. Il 2017 non poteva esimersi da questo trend. E' difficile spezzare la potenza di CR7, è solo difficile pensare di arginare il talento del portoghese, classe 85. Sono cinque i Ballon d'oro (pallone d'oro) per una carriera costellata di trionfi. Poker di successi nella Uefa Champions League, Tris di affermazioni nel Mondiale per Club, due successi nella Supercoppa Europea e un titolo di Campione d'Europa con il suo Portogallo, solo per citare i successi fuori dai confini nazionali, altrimenti sarebbe un elenco smisurato. Non è solo un attaccante da mille e una notte, è un giocatore-glamour, un "influencer" delle nuove generazioni ma ha saputo ritagliarsi, senza poco clamore, un ruolo anche nel sociale, a sostegno dei meno fortunati e questo che lo rende uno dei migliori, se non il migliore insieme a Leo.

L'acchiappasogni smette di far sognare

Julio Cesar non è un portiere qualunque giunto al capolinea, è il portiere del Triplete. Julio Cesar arriva in punta di piedi nell'Inter. Nessuno o quasi credeva nelle qualità del classe 79 brasiliano, eppure in sette anni di onorata militanza nerazzurra seppe far ricredere scettici e detrattori. Brasile popolo di trequartisti ma anche di portieri.Il peso specifico di Julio Cesar è difficile da quantificare. E' stato un baluardo quasi insuperabile per gli anni di trionfo dell'Inter post Calciopoli. E' stato un autentico numero 1 nonostante il numero di maglia sia stato differente. E' stato artefice dei 5 scudetti, della Champions League, delle 3 Coppa Italia, delle 4 Supercoppa Italiana prima del suo sbarco in Portogallo. Chi è abituato a vincere non può che continuare con questa piacevole attività e così nel suo breve ma inteso periodo portoghese arricchisce il suo personalissimo palmares: 3 Campionati Portoghesi, 3 Coppa di Lega portoghese, 1 Coppa di Portogallo e 1 Supercoppa Portoghese. Manca solo l'acuto con la Nazionale Verdeoro. Non è capitato negli anni "up" perché il Brasile contemporaneo non è stato all'altezza del Brasile del passato e i successi in campo internazionale si limitano esclusivamente alla Champions League, troppo poco per uno dei più grandi.Le lacrime di Julio Cesar echeggiano nell'area e sono strazianti per chi ha visto da vicinissimo le gesta di uno dei portieri più forti della storia del calcio. Uno di quei portieri a cui era difficilissimo se non impegnativo segnare, Messi, uno dei più grandi, può certamente confermare.

Clamoroso al Vigorito

La linea tra l'impresa e il fallimento è leggerissima altrettanto sottile il filo rosso che lega una sconfitta da una vittoria. Minuto 95, il solito risultato pessimo per il Benevento, altra Domenica di passione per il Vigorito ma sulla punizione di Cataldi, c'è un uomo in più in area. E' colorato diverso, verde speranza, non è altissimo ma sa come entrare nella leggenda. L'arcobaleno di Cataldi mette in azione il colpo di nuca di Alberto Brignoli che gioca a biliardo con Donnarumma, incastonando il pallone nell'angolino basso. Pazzesco colpo di testa e pazzesca pure la dinamica: primo punto in Serie A per le streghe e debutto amarissimo di Gattuso sulla panchina rossonera. Il diavolo dunque veste Brignoli, Seria A avvisata.

A volte ritornano

Ci sono salite e discesa, ci sono momenti al top e momenti decisamente meno top, ci sono campionati nei quali sembri Maldini, Nesta e ci sono altri nei quali fai fatica pure a scendere tra gli undici. Andrea Ranocchia è questo, è stato sempre alla ribalta. Ha bruciato le tappe ad Arezzo, ha impressionato a Bari in tandem con Leonardo Bonucci poi la grande chance all'Inter post triplete. E' qui l'inizio è diventato la fine. Doveva essere il nuovo centrale su cui costruire futuri traguardi, in realtà si è rivelato forse per quello che è sempre stato, un ragazzo giovane, timido e ancora non pronto emotivamente per il grandissimo salto. Troppo pesante la maglia e la fascia da capitano dell'Inter, troppo pesante entrare nella scala del calcio.Non ha mollato però Andrea. Ha saputo ritagliarsi un ruolo, cucito addosso da Spalletti. Lo ha difeso sin da Riscone, lo ha coccolato, motivato e infine dato fiducia nel match che doveva segnare il sorpasso e la conquista della vetta. E Andrea non lo ha tradito. 90 minuti di sostanza, occasioni pure di timbrare il cartellino contro il Chievo Verona. Non sarà una finale di Champions League ma è comunque il punto di partenza per una carriera che fin troppo presto è stata data per finita.

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