Con me non passi

La marcatura: uno dei fondamentali del calcio

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2018-01-31 06:55:42

L'emozione di un gol o di una giocata offensiva non ha eguali. Di pari passo viaggia la parte opposta: la difesa. Nella patria dei Maldini, Nesta, Cannavaro solo per citare i più contemporanei, la marcatura è sempre stata uno dei punti di forza del calcio italiano. I grandi difensori made in italy emigrati anche fuori dallo stivale hanno sempre dato risalto e valore a questo fondamentale, poco appariscente ma fondamentale negli ingranaggi di una squadra.



Marcare a uomo significa prendere in consegna un giocatore della squadra avversaria e diventare sostanzialmente la sua ombra, il suo peggior incubo. Non si deve mai lasciarlo perché si potrebbe pregiudicare l'andamento del match. Più l'avversario si avvicina al bersaglio (porta o pallone) e più la marcatura dovrà essere stretta ed asfissiante.



A ZONA O A UOMO? - “Marcatura a uomo” o “a zona” sono due concetti applicabili alla tattica collettiva, ovvero di squadra, cioè l’insieme dei movimenti e dei comportamenti di un gruppo di calciatori.

Difendere a uomo è molto dispendioso a livello fisico e mentale. Poche le squadre che decidono di opporsi così agli avversari. C'è il Genoa, l'Athletic Bilbao che adottano sistematicamente questa tattica allo scopo di soffocare gli avversari non dando loro spazio e tempo di manovra. Le marcature individuali quindi sono finalizzate ad un controllo preventivo dell'avversario. Ogni giocatore (escluso gli attaccanti, ma non sempre) ha in consegna un avversario e deve rimanere "incollato" allo stesso. Le variabili del pallone e dei movimenti dell'avversario sono quelle a cui occorre fare attenzione perché decidono lo sviluppo delle azioni e quindi anche della fase difensiva.

Il sistema “a uomo”, esalta i duelli individuali, aumenta la pressione ma può anche creare disordine e zone non coperte, se gli avversari sono particolarmente abili nello smarcamento.

Marcare a zona da più impulso anche alle giocate offensive. Si è meno influenzati da ciò che gli avversari fanno ed è più agevole mantenere una certa disposizione ordinata. Di contro però c'è la difficoltà maggiore nel controllare "la zona". Un riferimento di carne ed ossa è ovviamente più gestibile rispetto ad una zolla, più o meno grande e nella quale possono entrare in gioco diversi attori.

E' il mix tra queste due metodi che probabilmente rende efficace la fase difensiva, optare per la marcatura a uomo o a zona può essere la strada più giusta da percorrere.


LA FAMOSA "DIAGONALE" - La diagonale difensiva, un termine che spesso si sente in radio, in tv e anche ovviamente sui campi. La diagonale è uno dei movimenti più complicati ma allo stesso tempo affascinati del difensore. C'è infatti la grande capacità di intuire l'evolversi della giocata avversaria e di anticipare l'avversario, eseguendo proprio una diagonale per attaccare prima per anticipare o per ostacolare l'avversario. Nel caso pratico, un terzino si muove per bloccare un portatore di palla avversario che avanza sulla fascia laterale, il resto della difesa si allinea, appunto, in diagonale per difendere ogni porzione di campo. Sembra facile ma in realtà è uno dei movimenti di più difficile apprendimento.




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