Il ritorno del figliol prodigo

Federico Bernardeschi ritorna da dove è iniziato tutto: Fiorentina-Juventus è la sua partita

Il ritorno del figliol prodigo

Il ritorno del figliol prodigo

2018-02-09 06:33:31


Venerdì è stata la sua partita, e non poteva essere altrimenti. Talento cristallino, carattere deciso e un destino già segnato: Federico Bernardeschi come back home e lascia la sua firma nella vittoria dei bianconeri in una delle sfide più sentite della Serie A.


Il 33 oggi in bianconero ritorna nella sua amata Firenze da dove nel lontano 2004 è iniziata la sua carriera da giocatore. 185 centimetri, 77 kg di peso e un mancino sublime, Federico non poteva che diventare un giocatore. Le luci della ribalta non lo hanno mai particolarmente interessato e così tra il 2012-2013 quando gli occhi indiscreti di MTV seguirono le gesta degli Allievi prima e della Primavera viola poi (reality Calciatori-Giovani Speranze), lui aveva declinato l'invito nonostante di quella squadra fosse l'indiscussa punta di diamante. Troppo forte il richiamo del rettangolo verde, troppo forte il desiderio di emergere per solo immaginare di perdere tempo dietro ad una telecamera.

L'obbiettivo fin da piccolissimo era chiaro e dalla sua Carrara partii alla volta di Firenze con lo zaino in spalla e i tacchetti sempre rigorosamente nei piedi.

Perché Federico è questo, pallone incollato nei piedi, cambi repentini di direzione e un mancino che dipinge.

Se ne sono accorti prima di tutti a Firenze ma è a Crotone la sua consacrazione. Le porte del calcio dei "grandi" si aprono subito per Federico e nella Serie B, a Crotone, nella sua prima stagione tra i professionisti, diventa già uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano. 12 gol in 39 presenze, mancino educato, abile nelle punizioni e dribblatore seriale, il ritorno a Firenze era praticamente già scritto.

La 10 in ogni squadra ha un fascino e una poesia speciale, forse di più se la stessa maglia l'ha indossata poco prima di te un certo Roberto Baggio, non certo uno qualunque. La Seria A viene calcata il 14 Settembre 2014 a 20 anni esatti (16 Febbraio 1994) contro il Genoa. La chance però non rimarrà unica perché nella stagione successiva il clan viola punta decisamente su Federico. Dal suo amato 29 al 10 diventando così il simbolo del nuovo corso.

Le responsabilità gli sono sempre piaciute e con gli occhi di una città affamata di calcio sempre addosso, Federico in tre stagioni brucia ogni tappa. C'è sempre dietro l'angolo l'imprevisto, per Federico si chiama malleolo. Sei mesi out dal rettangolo, il ritorno e una condizione che stenta ad arrivare. Il 10 Maggio 2015 Federico indossa la maglia viola di nuovo e 21 giorni dopo segna il suo primo gol in Serie A: la fine di un incubo, l'inizio di una splendida ascesa.

Seguiranno due stagioni da leader indiscusso, la 10 su di lui sta a pennello e il popolo viola stravede per questo ragazzo così diverso dai suoi coetanei, sempre protagonisti fuori che dentro al campo.

Max Allegri e la Juventus pluriscudettata lo scelgono in estate come prima alternativa ai titolarissimi e a Firenze il giorno del passaggio di Federico a Torino è lutto cittadino.


Un film già visto, il miglior talento che passa dalla parte della rivale storica. Da Baggio a Bernardeschi, la Juventus quale punto di arrivo per spiccare il volo.

Religioso come pochi (il numero 33 non è un caso) Federico è già entrato nei cuori del raffinato popolo bianconero: 16 presenze in campionato condite da 3 gol e una considerazione sempre più crescente da parte di tutto l'ambiente. Il debutto nell'affascinante Champions League, un gol e la sensazione di poterci decisamente stare nella rassegna continentale più importante.


CAPITOLO NAZIONALE - Under 18, Under 19, Under 20, Under 21 e Nazionale Maggiore, l'intera trafila dalle Nazionali giovanili alla Nazionale maggiore. Sarà lui che dovrà, insieme ai suoi compari, ricostruire dal fallimento della Svezia e dalla mancata qualificazione al mondale di Russia 2018 perché a Federico le sfide piacciono tremendamente e questa lo è decisamente: far ritornare grande l'Italia dopo il disastro della gestione Ventura-Tavecchio.




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