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Per Saperne di Più !

Il miglior cross di sempre

Candreva è il giocatore della Serie A che ha effettuato il maggior numero di cross, spesso decisivi per i compagni. Il cross è uno degli assist migliori soprattutto se ci sono in area giocatori abili nel colpo di testa e nell'Inter c'è un certo Mauro Icardi. Il cross più efficace è quello alto ma dipende dalle circostanze e dalle situazioni di gioco. Il pallone può essere calciato anche teso o rasoterra. E' sempre fondamentale trovare l'attimo giusto per colpire il pallone e rendere efficace la giocata.

Ti sorprendo con un pallonetto

Il pallonetto è un gesto tecnico molto particolare e suggestivo. Disorienta il portiere e rappresenta un tiro molto astuto da adottare in certe situazioni in gioco. Quando il portiere si trova molto al di fuori della porta può essere la scelta più giusta e rappresenta un'ottima soluzione. La parabola alta, scagliata anche da lontano, può ingannare il portiere.Ne sa qualcosa Julio Cesar che rimase folgorato dall'arcobaleno disegnato in area da Totti.

Chi batte la punizione?

Non sempre il gol proviene da azione manovrata di squadra. Soprattutto nei pressi della porta i calci di punizione possono essere una risorsa importante. Grandissime firme si sono specializzate nella trasformazione delle punizioni. Pirlo, Del Piero, Totti, Juninho solo per citare alcuni grandi interpreti del calcio di punizione. Non tutti i giocatori hanno la padronanza tecnica per calciare con precisione e potenza dove il portiere avversario non può arrivarci. Andrea Pirlo nei suoi anni di carriera ci ha deliziati di grandissime perle su punizione. Ha saputo estrarre dal suo cilindro "la maledetta" come Juninho. La palla va calciata da sotto, utilizzando le prime tre dita del piede. Il piede va tenuto più dritto possibile e poi rilasciato con un colpo secco: la palla così resta ferma in area e scende velocemente verso la porta girando con un effetto imprevedibile. Il risultato migliore si ottiene quando si calcia da lontano perché maggiore è la distanza e maggiore sarà l'effetto impresso alla palla.

Il colpo di testa

Il calcio è uno sport di piede ma il colpo di testa riveste un ruolo fondamentale sia in fase difensiva sia in fase offensiva.E' possibile dare al pallone traiettorie particolari che solo il colpo di testa può garantire.Devi ricordati di colpire il pallone con la fronte, di non chiudere gli occhi e in attesa dell'arrivo del pallone devi porti frontalmente.Per una maggiore precisione devi colpire il pallone al centro della fronte. Ogni parte della testa può essere utilizzata ovviamente il risultato migliore si raggiunge quando è la fronte a colpire il pallone. Nel momento dell'impatto devi avere un buon controllo dei muscoli del collo per poter poi riuscire a scegliere la direzione desiderata e garantire al pallone la forza necessaria.

Il lampo sotto il sette

Messi, Dybala, Robben, Pirlo solo per citare alcuni dei più famosi interpreti del tiro a giro. Non è un tiro come un altro, non può esserlo perché racchiude in sé: precisione, bellezza e poesia. Del Piero fu forse il primo in assoluto, celebri i suoi gol a "giro". Addirittura le sue prodezze gli valsero anche l'appellativo di "gol alla Del Piero". Diventò un marchio di fabbrica, un modo chiaro e preciso per riconoscere e distinguere questo tiro. Lo rese magico e oggi ci sono altri interpreti che si mettono alla prova con risultati davvero eccezionali. Lorenzo Insigne, "il Magnifico" non a caso, lo estrae con regolarità e i tifosi napoletani non fanno tempo di applaudirlo che Lorenzo poi li stupisce nuovamente. Le abilità e il talento si confondono alla tecnica di base, fondamentale per un buon tiro a giro. Devi posizionarti sulla palla leggermente angolato, ricordati di colpire la sfera con l'interno del piede, non dimenticando di posizionare il tuo corpo verso l'obbiettivo. Posiziona il piede d'appoggio (ovvero il piede che non usi per calciare) verso la direzione dell'effetto di modo che, nel momento in cui calcerai la palla con l'interno del piede, entrambi i piedi saranno pressoché paralleli. Tieni il braccio largo sul lato del piede d'appoggio così da aumentare il tuo equilibrio e la precisione del tuo tiro. Colpisci poi la palla con l'interno del piede nel punto in cui le dita si congiungono al piede. Mi raccomando non muovere il piede d'appoggio, se possibile, e cerca di mantenere il tuo equilibrio aiutandoti con le braccia e il resto del corpo. Continua poi il gesto tecnico accompagnando il movimento con tutto il tuo corpo così da ottenere il risultato migliore.

Me la passi o no?

Siamo 10 giocatori di movimento e giù in generale sul rettangolo ci sono 22 giocatori. E' impensabile, oltre che improduttivo, evitare di collaborare con i compagni. Essere bravi tecnicamente non deve essere una qualità fine a sé stessa ma messa a disposizione della squadra.Il passaggio riveste un ruolo chiave nelle dinamiche dell'azione. Un buon passaggio permette di sviluppare l'azione e senza di questo è difficile poter realizzare un gol.La semplicità prima di tutto soprattutto in certe zone del campo, tradotto: il passaggio, ove possibile, va eseguito al compagno di squadra più vicino che non è marcato da un avversario.Certo dribblare ha un certo fascino e questo è innegabile. Gli esteti sono attratti dal pallone e averlo sempre nei propri tacchetti può essere però pericoloso.Un buon calciatore non può rinunciare al passaggio, è una delle abilità che deve imparare il prima possibile perché in qualsiasi ruolo e in qualsiasi zolla di campo "passare" deve spesso essere la prima opzione.La spia si deve accedere e un buon calciatore deve trasmettere palla al proprio compagno, in profondità o sulla stella linea.C'è quello corto e quello lungo e la scelta di uno o dell'altro dipende dalla zona in cui si effettua il passaggio, dall'intenzione dell'esecutore e dalla tipologia di azione che si intende intraprendere.Passare ad un compagno vicino, oltre che è più semplice da realizzare è la scelta più conservativa ed è preferibile ad inizio azione. Precisione, tempismo e giusta forza sono le tre regole fondamentali per un buon passaggio.Nel passaggio corto il pallone va calciato con cura e la forza va dosata pertanto l'interno piede è la scelta ottimale perché garantisce risultati eccellenti. I passaggi lunghi consentono una più ampia varietà di situazioni e di gioco più diretto. Sono i centrocampisti o i giocatori di maggior talento che prediligono questa tipologia perché accelera il gioco e spesso può risultare vincente per mettere nelle migliori condizioni un compagno alla battuta a rete. Di solito si eseguono con il collo del piede. Parte comunque tutto dalla testa, è lì che si attiva il tutto. Devi decidere a chi vuoi destinare il pallone, valutare che il compagno sia libero da marcature e che il tuo passaggio non lo metta in difficoltà. Controlla sempre che nessun avversario si frapponga sulla linea di passaggio. Se sei in movimento, cerca di rallentare (ma non troppo) per posizionarti al meglio così da aumentare la precisione del passaggio. Se invece sei fermo, ricordati di fare un passo indietro e mettere la pianta del piede alla stessa altezza del pallone. La pianta del piede è il tuo mirino.Con l'interno del piede cerca di entrare in contatto con il centro della palla per avere il maggior controllo possibile, tieni la caviglia ferma ed esegui il passaggio, portando leggermente in alto la gamba.Passata la palla, l'azione continua quindi non fermarti e prosegui con la tua azione, ormai il passaggio è arrivato o meno a destinazione quindi devi pensare subito ad una nuova trama di gioco.Non puoi rinunciare al passaggio anzi devi imparare ogni suo segreto il prima possibile perché tra un buon giocatore ed un ottimo giocatore, tra un giocatore affidabile e uno meno, saper passare la palla può farti fare il salto di qualità.

La fascia

La fascia

14-02-2018

Berlino 2006, Cannavaro alza al cielo la Coppa più ambita, siamo Campioni del Mondo! Emozione unica e chi ha avuto l'onore di afferrare la Coppa ed esibirla in alto? Il Capitano Cannavaro. Leader di una squadra, custode dei valori e uomo-simbolo, il Capitano riveste un ruolo chiave nelle dinamiche dello spogliatoio e durante i match.L'impegno, l'esempio non possono che essere due della caratteristiche che un Capitano deve possedere per diventare tale. Non basta solamente incitare i compagni, stimolarli durante gli allenamenti o in partita, è necessario che il Capitano faccia tutto questo di prima persona. L'andamento di una gara può essere imprevedibile e certamente può essere condizionato da molte variabili, in ogni circostanza però il Capitano deve sempre giocare con la stessa intensità e non solo lui ovviamente. Da lui però parte tutto, è il seme dal quale si genera l'albero della squadra.Positività deve essere la stella che guida il capitano, mai arrendersi certo ma soprattutto essere un supporto, una "spalla" per i compagni più fragili è fondamentale. Si vince e si perde tutti, non è una frase banale e proprio quello che accade, in gruppo tutti devono remare verso la stessa meta, devono marciare verso un unico obbiettivo condiviso e il Capitano deve essere la guida, la stella cometa. Una squadra non è tale solo sul rettangolo, lo è soprattutto fuori dal rettangolo e il Capitano deve favorire il più possibile il coinvolgimento di tutti i compagni, sopratutto quelli meno espansivi. In un gruppo non si ha tutti lo stesso carattere, c'è il riflessivo, il chiaccherone, il monello, il divertente e il Capitano deve trovare il giusto mix affinché tutti si sentano parte integrante di qualcosa di più grande di loro.Durante la partita il Capitano può interagire con l'arbitro, esprimere la propria opinione e le eventuali osservazioni della squadra, solo lui può farlo, evitando ovviamente toni accesi e irriguardosi.Non solo, può essere il prolungamento del pensiero dell'allenatore, può tradurre quanto l'allenatore ha in mente sul campo trasmettendo le informazioni ai propri compagni, sfruttando il fatto di essere uno di loro e quindi di poter essere sempre a strettissimo contatto. Non sempre si nasce Capitano, si può diventarlo con il tempo, l'esperienza e la maturità. Si può essere scelti perché si è il giocatore di maggior talento della squadra ma non è un'equazione sempre vera. Di sicuro Capitano è sinonimo di Leader.

La palla deve essere nostra amica

Nel celebre cartone animato "Che campioni Holly e Benji", Holly non si muoveva senza il suo amato pallone, lo portava con sé ovunque, persino a scuola. Beh questo è un estremo però l'idea di fondo è abbastanza chiara: senza un controllo sicuro della sfera, è difficile semplicemente pensare cosa fare, figuriamoci a realizzare delle giocate direttamente. Ricevere la palla significa entrarne in possesso e riuscire ad averla sotto il proprio controllo così da poter effettuare la giocata che riteniamo più indicata nella circostanza. Il gioco di prima sarebbe magnifico ma solo pochi riescono a trasmettere la sfera immediatamente, senza stopparla. La scuola Barça eccelle in questo ma non tutti siamo Iniesta, Xavi o Messi e poi non è sempre la scelta più giusta, affrettare troppi tempi.Si gioca in undici, escluso va beh il portiere per ovvi motivi, gli altri giocatori di movimento devono giocare di squadra e passarsi la palla con le tempistiche giuste e con le modalità migliori: a questo è difficile rinunciare.Ecco che lo stop diventa fondamentale per riuscire ad avere il controllo del pallone, per essere in condizione di calciarlo verso la porta, oppure guidarlo o passarlo a qualche compagno meglio posizionato di noi. UN PO' DI TECNICA - Se l'avversario è vicino, è necessario stoppare la palla e mantenerla nei piedi perché il mantenimento del possesso di palla diventa il nostro primario obbiettivo; se l'avversario non è proprio vicinissimo si può decidere di smorzare il pallone e passarlo al compagno così da accelerare la manovra. Non dobbiamo mai dimenticarci di proteggere il pallone con il corpo e cercarlo di allontanarlo il più possibile dall'avversario. Ricordati che devi essere sempre rivolto verso la direzione da cui il pallone arriva altrimenti diventa tutto più difficile e innaturale. La parte del corpo che decidi di impiegare nello stop deve essere rilassata e mai rigida altrimenti il pallone ti scapperà e sarà preda di altri, spesso non dei tuoi compagni. Poco prima che tocchi il pallone fai un piccolo saltello così da preparati al meglio all'arrivo del pallone.I PRINCIPALI STOP - Dipende tutto dalla posizione di arrivo del pallone e dalla forza dello stesso, ovviamente anche dalla zona in cui ci troviamo e dall'avversario più meno a contatto. Quando il pallone arriva teso a mezza altezza, è possibile effettuare uno stop con l'interno del piede, sollevando il piede all'altezza del pallone in arrivo. Un pallone rasoterra può essere gestito sempre con l'interno del piede. Allunghiamo la gamba verso il pallone e quando il pallone sta per venire a contatto con il piede, dobbiamo leggermente portare la gamba indietro così da diminuire la velocità di arrivo del pallone e nella migliore delle ipotesi mantenere lo stesso nei nostri piedi. A parte le mani che sono di proprietà esclusiva del nostro amico portiere, ogni altra parte del corpo può diventare utile al nostro fine. Un pallone alto può essere gestito con il petto e un stop deciso con la parte centrale del nostro corpo è spesso la scelta più indicata. Devi ricordati di tenere la schiena leggermente inarcata e il bacino in avanti così da avere la massima stabilità.>>Chi riesce ad imitarli?

Con me non passi

L'emozione di un gol o di una giocata offensiva non ha eguali. Di pari passo viaggia la parte opposta: la difesa. Nella patria dei Maldini, Nesta, Cannavaro solo per citare i più contemporanei, la marcatura è sempre stata uno dei punti di forza del calcio italiano. I grandi difensori made in italy emigrati anche fuori dallo stivale hanno sempre dato risalto e valore a questo fondamentale, poco appariscente ma fondamentale negli ingranaggi di una squadra. Marcare a uomo significa prendere in consegna un giocatore della squadra avversaria e diventare sostanzialmente la sua ombra, il suo peggior incubo. Non si deve mai lasciarlo perché si potrebbe pregiudicare l'andamento del match. Più l'avversario si avvicina al bersaglio (porta o pallone) e più la marcatura dovrà essere stretta ed asfissiante. A ZONA O A UOMO? - “Marcatura a uomo” o “a zona” sono due concetti applicabili alla tattica collettiva, ovvero di squadra, cioè l’insieme dei movimenti e dei comportamenti di un gruppo di calciatori. Difendere a uomo è molto dispendioso a livello fisico e mentale. Poche le squadre che decidono di opporsi così agli avversari. C'è il Genoa, l'Athletic Bilbao che adottano sistematicamente questa tattica allo scopo di soffocare gli avversari non dando loro spazio e tempo di manovra. Le marcature individuali quindi sono finalizzate ad un controllo preventivo dell'avversario. Ogni giocatore (escluso gli attaccanti, ma non sempre) ha in consegna un avversario e deve rimanere "incollato" allo stesso. Le variabili del pallone e dei movimenti dell'avversario sono quelle a cui occorre fare attenzione perché decidono lo sviluppo delle azioni e quindi anche della fase difensiva. Il sistema “a uomo”, esalta i duelli individuali, aumenta la pressione ma può anche creare disordine e zone non coperte, se gli avversari sono particolarmente abili nello smarcamento. Marcare a zona da più impulso anche alle giocate offensive. Si è meno influenzati da ciò che gli avversari fanno ed è più agevole mantenere una certa disposizione ordinata. Di contro però c'è la difficoltà maggiore nel controllare "la zona". Un riferimento di carne ed ossa è ovviamente più gestibile rispetto ad una zolla, più o meno grande e nella quale possono entrare in gioco diversi attori. E' il mix tra queste due metodi che probabilmente rende efficace la fase difensiva, optare per la marcatura a uomo o a zona può essere la strada più giusta da percorrere. LA FAMOSA "DIAGONALE" - La diagonale difensiva, un termine che spesso si sente in radio, in tv e anche ovviamente sui campi. La diagonale è uno dei movimenti più complicati ma allo stesso tempo affascinati del difensore. C'è infatti la grande capacità di intuire l'evolversi della giocata avversaria e di anticipare l'avversario, eseguendo proprio una diagonale per attaccare prima per anticipare o per ostacolare l'avversario. Nel caso pratico, un terzino si muove per bloccare un portatore di palla avversario che avanza sulla fascia laterale, il resto della difesa si allinea, appunto, in diagonale per difendere ogni porzione di campo. Sembra facile ma in realtà è uno dei movimenti di più difficile apprendimento.

Gli Alcântara

Gli Alcântara

26-01-2018

Alzi la mano chi può dire di avere un papà campione del mondo con la Selecao a USA '94, un fratello titolare nel Bayer Monaco, un altro fratello che dal Barcellona trasloca all'Inter e un cugino asso nel Valencia. Gli Alcântara sono una vera e propria "dinastia" di sportivi, di centrocampisti difensivi e offensivi e di bomber.Mazinho grande centrocampista degli anni 80-90 ha militato anche in Italia, nel Lecce e nella Fiorentina. L'apice della carriera ad USA '94 quando beffò l'Italia di Sacchi ai calci di rigori laureandosi Campione del Mondo. E proprio a San Pietro Vernotico, in provinca di Lecce, nacque l'11 Aprile 1991 il primogenito Thiago. Centrocampista duttile dalle eccelse qualità tecniche è ora uno dei pilastri del Bayer Monaco. Guardiola si innamorò a Barcellona e lo portò in prima squadra. Ha livello nazionale ha optato per la Spagna ed oggi è uno delle stelle della nazionale iberica. Il suo palmares fa già impallidire: 1 Uefa Champions League, 2 Supercoppa europea, 2 Coppa del Mondo per Club, 4 Campionati spagnoli, 2 Coppa di Spagna, 3 Supercoppa di Spagna, 4 Campionati tedeschi, 2 Coppa di Germania e 1 Supercoppa di Germania. Rafinha (Rafael Alcântara do Nascimento) è brasiliano, si sente brasiliano ed ha scelto la Selecao. Il 12 Febbraio 1993 a San Paolo, Mazinho e Valéria (ex pallavolista) conobbero il loro secondogenito. Caratteristiche tecniche e fisiche molto similari con il fratello Thiago, jolly della mediana, regista, trequartista, ala destra. Velocità di pensiero e di gamba, sinistro educato ed esplosivo, Rafinha nonostante abbia scelto la "otto" nerazzurro è il prototipo dei nuovi trequartista. Ha 12 anni venne catapultato nella cantera più rinomata del globo. Il Barcellona crede in lui, come con il fratello Thiago. Debutto in prima squadra con Guardiola ed addirittura incrocia il proprio destino già da giovanissimo con Mauro Icardi. Entrambi nel Barcellona B, Icardi era la riserva di Rafinha perchè all'epoca ogni squadra giovanile catalana giocava a specchio rispetto alla prima squadra. Quindi Rafinha anche Falso Nueve nel 4-3-3 di "Guardiola fattura". Il resto è d'attualità. Infortuni pesantissimi ne ostacolano la carriera che sembrava definitivamente sbocciata a Vigo, nel Celta. Come back Barcellona ed è a sorpresa tra gli undici titolari della partita da leggenda contro il PSG, quella del 6-1, quella del capovolgimento di ogni convinzione umana. C'è troppa concorrenza nel Barcellona e così la scelta di vita di qualche giorno fa. L'Inter punta sulla sua voglia di riscatto e allo stesso tempo spera che Rafinha possa essere l'anello mancante. Da duellanti a compagni di squadra, la strana storia di Mauro Icardi e Rafinha. Sei mesi di tempo poi la carrozza scomparirà e Rafinha, a meno del riscatto, dovrà ritornare a Barcellona. Rafinha ha già dovuto ordinare una bacheca più grande: 1 Oro Olimpico, 1 Uefa Champions League, 1 Supercoppa europea, 2 Campionati spagnoli, 4 Coppa di Spagna, 2 Supercoppa di Spagna.Padre, due figli, la madre abile sottorete e anche un nipote, gli Alcântara hanno nel loro dna lo sport. Rodrigo Moreno Machado è cugino di Rafinha e Thiago ed è uno dei migliori prospetti del Valencia. Nasce a Rio de Janeiro, il 6 Marzo 1991 e ha scelto la Nazionale spagnola. E' un attaccante, il suo raggio d'azione dunque è più avanti rispetto ai cugini. Scuola Real Madrid ha militato nel Castiglia, nel Bolton, nel Benfica ma la sua consacrazione è stata raggiunta nel Valencia dove le sue prestazioni ottime hanno attirato l'interesse di molti addetti ai lavori.

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