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Calciatori

Enrico e i suoi 99 sogni

La nave del Benevento sta lentamente affondando verso la Serie B ma c'è un giovanissimo talento che si sta mettendo in luce: Enrico Brignola. Originario di Caserta, Enrico si è dimostrato subito di essere all'altezza del campionato di Serie A. Esterno d'attacco si è preso il Benevento sulle spalle nel tentativo di raggiungere una miracolosa salvezza.Sinistro radente ha debuttato nella massima Serie italiana in occasione del match del 3 Dicembre scorso contro il Milan. Un destino già luminoso perché Enrico ha contribuito al primo punto storico del Benevento in Serie A, conquistato proprio contro i rossoneri. Il gol per un attaccante è qualcosa di magico, soprattutto il primo. Non deve aspettare molto Enrico perché contro la Sampdoria il suo colpo da pochi passi certifica la vittoria contro i blucerchiati, alla sua terza presenza in Seria A.E' solo l'inizio. Contro la Roma arriva il secondo gol con una prodezza di mancino e anche contro il Cagliari insacca. Gol che non portano fieno alla classifica del Benevento ma sicuramente fanno lievitare il valore di Enrico sempre più proiettato in alto. Le porte della Nazionale Under 19 si aprono per questo attaccante brevilineo, cresciuto nel mito di un certo Arjen Robben.

Il ragazzo dell'ultimo minuto

Non sarà la Champions League o lo Scudetto ma la Supercoppa Italiana ha comunque il suo fascino soprattutto per un ragazzo del 1996 alle primissime esperienze con la prima squadra. Non può essere una partita come le altre Lazio-Juventus, finale della Supercoppa Italiana disputato lo scorso 13 Agosto 2017. Sul 2-2 e con pochi giri di lancette da compiere, Alessandro si alza dalla panchina per andare incontro al suo destino siglando il 3-2: la coppa è biancoceleste e c'è impressa la sua griffe. Dalla primavera alla prima squadra, il salto è stato breve. Lo conosceva benissimo Simone Inzaghi e non ho avuto dubbi nel gettarlo nella mischia conscio del valore di Alessandro. E Alessandro non ha tradito le aspettative. Già a segno all'ultimo respiro in campionato contro il Torino il 26 Ottobre 2016, non ha avuto difficoltà a ritagliarsi un ruolo in prima squadra.

Il nuovo Weah

Il nuovo Weah

09-03-2018

Essere figli d’arte spesso porta più oneri che onori. Ne sa qualcosa Timothy Weah che ha dovuto sempre fare i conti con l’ingombrante sagoma del papà George, stella indiscussa del Milan. Classe 2000, Timothy ha raggiunto l’età da patente da pochissimo ma sul campo verde già tenta di seguire le orme del papà. Timothy ha tolto il fratino per la prima volta sabato scorso in prima squadra nel PSG del sceicco Nasser Al-Khelaïfi contro il Troyes. Solo una manciata di minuti e un gol sfiorato. È un attaccante centrale come suo papà insignito anche del pallone d’oro nel 1995. Non disdegna nemmeno le fasce laterali visto la sua agilità e velocità. Chissà se Timothy potrà deliziarci sul rettangolo come papà George, solo il tempo potrà dircelo.

Il nuovo assaltatore rossoblù

Ha stupito tutti per intelligenza e carisma. Nicolò Barella si è preso il Cagliari e lo ha fatto con la naturalezza di un veterano. La carta d'identità riporta 7 febbraio 1997 ma sul rettangolo Nicolò danza e dirige come se ne avesse molti di più. La sua è stata davvero una rapida escalation: esordio in Serie A il 4 Maggio 2015 nel poker rifilato dal suo Cagliari al Parma nella cornice del Sant'Elia. Nicolò Barella è un cagliaritano puro sangue e a parte una parentesi a Como, ha sempre difeso i colori rossoblù. Si disimpegna egregiamente in tutti i ruoli del centrocampo, ha un'ottima visione di gioco e ha nella dinamicità, una delle sue qualità migliori. Non solo perché ha buon tiro dalla distanza e una capacità di inserimento e di chiudere l'azione offensiva, con pochi eguali.17 Settembre 2017, una data difficile da dimenticare per Nicolò: primo hurrà in Serie A contro la Spal.Per molti ricorda Radja Nainggolan per la sua capacità di aggredire gli avversari e di assaltare gli ultimi metri. Un paragone forse azzardato ma in linea con quanto fatto vedere da Nicolò in questi suoi primi anni di carriera. Ha giocato in tutte le Nazionali giovanili italiane ed oggi è uno dei pilastri dell'Under 21 ma ha nel mirino la Nazionale maggiore. E' stato già aggregato alla Nazionale dei grandi anche se non è mai sceso in campo in una partita ufficiale. Ottime referenze per un giocatore destinato a grandi palcoscenici perché Nicolò ha veramente tutto per lasciare il segno.

Tutti ai piedi del folletto turco

A Cengiz Ünder piace essere al centro della ribalta. Secondo miglior marcatore in Champions League con la Roma: 20 anni e 222 giorni, meglio di lui solo il bad boys Antonio Cassano (20 anni e 82 giorni) che timbrò contro il Genk il 2 ottobre 2002. Sinistro radente illuminato dal passaggio di Dzeko e per l'estremo dello Shakhtar Donetsk Pyatov non c'è scampo, peccato solo per la sconfitta di misura (2-1) che lascia comunque speranze per il passaggio del turno. Talento cristallino, 173 centimetri e per 66 kg, baricentro basso, mancino terribile e uno stato di forma in questo momento che pochi possono vantare.Ci ha messo un pò Cengiz per adattarsi al calcio italiano. Dalla Istanbul B.B. alla Roma, il passo è stato breve. 13 milioni di Euro sborsati da Monchi per aggiudicarsi il talento della Nazionale Turca Under 21 già in orbita della Maggiore. Numero 17 come prima di lui un certo Francesco Totti agli albori della sua sfavillante carriera. Nessun aveva dato credito a questo ragazzo venuto da lontano, di belle speranze ma sicuramente ancora acerbo per il grandissimo calcio. Ci aveva visto benissimo l'ex direttore sportivo del Siviglia perché ora Under è pepita d'oro al centro anche degli interessi delle big d'Europa.E' difficile infatti rimanere indifferenti davanti alle perle del fantasista turco e ai numeri davvero strepitosi. Dalla prima rete in giallorosso contro il Verona, dopo solo 44 secondi al sigillo nella competizione delle grandi orecchie, 5 gol nelle ultime 4 partite ufficiali. Contro il Benevento è arrivata anche la prima doppietta con la Roma a suggellare una crescita personale davvero senza eguali. E' ormai divenuto punto fermo dello scacchiere di Eusebio di Francesco, una pedina alla quale ora è praticamente impossibile rinunciare. Velocità al servizio di una tecnica individuale fuori dal comune, ama partire dal fronte destro d'attacco così da poter sfoderare il proprio sinistro da cecchino e i tifosi della Magica lo hanno già nel cuore.Un pò di prodezze del genietto turco

Il ruggito del bomber

Le tappe ci sono in un percorso di crescita e ogni step rappresenta, non un punto di arrivo ma una conquista. Beh Patrick Cutrone ha deciso evidentemente di bruciare ogni tappa e presentarsi subito nel calcio dei "grandi".Classe 1998 originario di Como, vent'anni appena compiuti (03 Marzo 1998) e una pazzesca voglia di arrivare.L'area di rigore è il suo habitat, gli ultimi sedici metri sono la sua casa, il suo parco divertimenti. E' un rapace Patrick, non cerca il gol è il gol che cerca lui perché Patrick sa perfettamente dove collocarsi in area di rigore, sa perfettamente come colpire.L'instinct killer alla massima potenza, una forza fisica e soprattutto una capacità di anticipare la giocata, differenza tra un giocatore e un potenziale fuoriclasse.Orbita nella galassia Milan da quando aveva 8 anni. Galeotto fu il torneo nel quale Patrick fu l'asso pigliatutto con la sua squadra di allora, la Paredinese. Euro 1.500 l'esborso per Patrick, investimento decisamente azzeccato. La scorsa estate il Crotone avrebbe fatto carte false pur di assicurarsi Patrick in mezzo al proprio attacco, il Milan tentennò, Patrick no e si oppose con determinazione al trasferimento in prestito. André Silvia 40 milioni di Euro, Kalinic 20 milioni di Euro, nell'idea del Milan Patrick non c'era. Ma Patrick oggi c'è e Gattuso è pronto per affidargli le chiavi dell'attacco rossonero. 16 presenze in Serie A e 5 gol, 3 presenze in Coppa Italia e 2 gol, 10 gettoni in Europa League e 6 centri, ovunque e con estrema regolarità, Cutrone è il gol e in ogni competizione c'è la sua griffe.26 Dicembre 2017, Milan-Inter, derby che vale la semifinale di Coppa Italia e chi lo decide? Nel primo tempo supplementare Suso illumina il cono centrale nel quale Patrick si fionda e uccella Handanovic, non uno qualunque. San Siro esplode, inizia l'apoteosi per Patrick che diventa subito beniamino del raffinato ed esigente popolo rossonero.Lo show biz ancora non l'ha affascinato e Patrick è estremamente legato alla sua famiglia e in particolare a papà Pasquale. Il numero 63 dietro alle spalle non è un numero a caso, certo 6+3=9 e 9 è il numero dei grandi finalizzatori ma il 63 è l'anno di nascita di suo papà, una figura a cui Patrick deve molto. Un ragazzo "normale" alla conquista di San Siro e del mondo del calcio.

Il ritorno del figliol prodigo

Venerdì è stata la sua partita, e non poteva essere altrimenti. Talento cristallino, carattere deciso e un destino già segnato: Federico Bernardeschi come back home e lascia la sua firma nella vittoria dei bianconeri in una delle sfide più sentite della Serie A.Il 33 oggi in bianconero ritorna nella sua amata Firenze da dove nel lontano 2004 è iniziata la sua carriera da giocatore. 185 centimetri, 77 kg di peso e un mancino sublime, Federico non poteva che diventare un giocatore. Le luci della ribalta non lo hanno mai particolarmente interessato e così tra il 2012-2013 quando gli occhi indiscreti di MTV seguirono le gesta degli Allievi prima e della Primavera viola poi (reality Calciatori-Giovani Speranze), lui aveva declinato l'invito nonostante di quella squadra fosse l'indiscussa punta di diamante. Troppo forte il richiamo del rettangolo verde, troppo forte il desiderio di emergere per solo immaginare di perdere tempo dietro ad una telecamera.L'obbiettivo fin da piccolissimo era chiaro e dalla sua Carrara partii alla volta di Firenze con lo zaino in spalla e i tacchetti sempre rigorosamente nei piedi.Perché Federico è questo, pallone incollato nei piedi, cambi repentini di direzione e un mancino che dipinge.Se ne sono accorti prima di tutti a Firenze ma è a Crotone la sua consacrazione. Le porte del calcio dei "grandi" si aprono subito per Federico e nella Serie B, a Crotone, nella sua prima stagione tra i professionisti, diventa già uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano. 12 gol in 39 presenze, mancino educato, abile nelle punizioni e dribblatore seriale, il ritorno a Firenze era praticamente già scritto. La 10 in ogni squadra ha un fascino e una poesia speciale, forse di più se la stessa maglia l'ha indossata poco prima di te un certo Roberto Baggio, non certo uno qualunque. La Seria A viene calcata il 14 Settembre 2014 a 20 anni esatti (16 Febbraio 1994) contro il Genoa. La chance però non rimarrà unica perché nella stagione successiva il clan viola punta decisamente su Federico. Dal suo amato 29 al 10 diventando così il simbolo del nuovo corso.Le responsabilità gli sono sempre piaciute e con gli occhi di una città affamata di calcio sempre addosso, Federico in tre stagioni brucia ogni tappa. C'è sempre dietro l'angolo l'imprevisto, per Federico si chiama malleolo. Sei mesi out dal rettangolo, il ritorno e una condizione che stenta ad arrivare. Il 10 Maggio 2015 Federico indossa la maglia viola di nuovo e 21 giorni dopo segna il suo primo gol in Serie A: la fine di un incubo, l'inizio di una splendida ascesa.Seguiranno due stagioni da leader indiscusso, la 10 su di lui sta a pennello e il popolo viola stravede per questo ragazzo così diverso dai suoi coetanei, sempre protagonisti fuori che dentro al campo.Max Allegri e la Juventus pluriscudettata lo scelgono in estate come prima alternativa ai titolarissimi e a Firenze il giorno del passaggio di Federico a Torino è lutto cittadino. Un film già visto, il miglior talento che passa dalla parte della rivale storica. Da Baggio a Bernardeschi, la Juventus quale punto di arrivo per spiccare il volo.Religioso come pochi (il numero 33 non è un caso) Federico è già entrato nei cuori del raffinato popolo bianconero: 16 presenze in campionato condite da 3 gol e una considerazione sempre più crescente da parte di tutto l'ambiente. Il debutto nell'affascinante Champions League, un gol e la sensazione di poterci decisamente stare nella rassegna continentale più importante.CAPITOLO NAZIONALE - Under 18, Under 19, Under 20, Under 21 e Nazionale Maggiore, l'intera trafila dalle Nazionali giovanili alla Nazionale maggiore. Sarà lui che dovrà, insieme ai suoi compari, ricostruire dal fallimento della Svezia e dalla mancata qualificazione al mondale di Russia 2018 perché a Federico le sfide piacciono tremendamente e questa lo è decisamente: far ritornare grande l'Italia dopo il disastro della gestione Ventura-Tavecchio.

Un riminese alla conquista del mondo

La maglia a scacchi come una seconda pelle. 18 anni, 180 centimetri, occhi chiari e una grinta che trasuda. Scott Arlotti è uno dei volti sui quali il Rimini punta per ritornare grande. Primo giocatore ad aver segnato nel giorno del debutto della maglia a scacchi nel 1-1 contro il Tuttocuoio, lo scorso 14 Gennaio. Destro al fulmicotone sul palo lontano dove l'estremo avversario non può fare nulla: un predestinato. RIMINESE DOC, quali emozioni provi ogni volta che scendi in campo con la maglia a scacchi?La prima volta è stata un'emozione indescrivibile, sono un tifoso del Rimini, fin da bambino andavo al Romeo Neri. E' un sogno che si avvera. Quali sono le tue caratteristiche?Gioco sulla trequarti offensiva, sono veloce, tecnico, vedo la porta. Sono un ala o trequartista. La tua carriera da calciatore.Ho mosso i primi passi nel Coriano poi da 8 anni sono nel settore giovanile del Rimini dove ho fatto tutte le trafila. Poi dagli allievi sono passato direttamente in prima squadra.Quali consigli ti senti di dare ai nostri lettori?Ci vuole passione in quello che fai e di prendere il calcio come divertimento. Poi se ci sarà l'opportunità di trasformarlo in lavoro le cose cambieranno ma altrimenti senza divertimento diventa pesante ogni giorno andare all'allenamento. Pregi e difetti di Scott Arlotti come ragazzoSono un ragazzo solare e aperto, mi piace scherzare, sono un burlone. Sono frenetico ma decisamente non sono timido. Pregi e difetti di Scott Arlotti come calciatoreDo sempre il 100%, sono abile nell'uno contro uno, sono veloce e sono bravo a saltare l'uomo. Devo migliore fisicamente perché in questi campionati il fisico fa la sua parte. Hai dei rimpianti?No!Qual è il tuo sogno nel cassetto? Vorresti fare il calciatore professionista?Certo, vorrei fare il calciatore e il mio sogno è quello di siglare il gol che vale la vittoria del Rimini del campionato di Serie D. Sono un perito turistico. Quali consigli e/o suggerimenti hai ricevuto dai compagni più "esperti"? Li hai accettati volentieri o no?Ho legato con tutti i compagni. Alex Bonaventura, mio compagno di reparto, mi dice sempre di essere tranquillo e di fare quello che so fare. Sono grato e contento dell'attenzione e della considerazione che tutti hanno di me.Un motto/una frase che ti identificaMi sono tatuato sul braccio questa frase: Credere in te è il primo passo della vittoria.

Justin Kluivert nel segno di Patrick

Numero 45 dietro la schiena, lo stesso di un altro bad boys Mario Balotelli e un futuro già scritto: Justin Kluivert, classe 1999 ha un avvenire certo sul rettangolo verde. Non può che essere così perché Justin ha i geni di papà Patrick, attaccante di razza che ha segnato a valanghe ovunque. Ajax, Milan ma soprattutto Barcellona le squadre nelle quali l'olandese è stato l'indiscusso Nove. Lo scorso anno all’esordio in campionato (15 Gennaio 2017) aveva superato già papà Patrick entrando in campo a 17 anni, 8 mesi e 10 giorni. E solo l'inizio della sua escalation. Esordio in Europa League il 16 Febbraio scorso contro il Legia Varsavia. Primo hurrà tra i grandi il 19 Marzo 2017 contro l'Excelsior, in Eredivisie. La presenza ingombrante del padre sempre sulle spalle di Justin e un caratterino mica male. "Mi piace quando mi paragonano a lui. Ha avuto una grande carriera e spero di fare altrettanto”. Consapevolezza, intraprendenza e un'incoscienza propria dei suoi 18 anni, Justin non è solo predestinato, è davvero un talento. Guardare per credere.Hat-Trick in Eredivisie, nemmeno a papà Patrick era riuscito di segnare tre reti in un solo match, e non è una punta centrale Justin. L'Ajax trionfa sul Roda per 5-1 grazie ai 3 goal di Justin. L'Amsterdam Arena ai piedi del giovanissimo olandese. Velocità di pensiero e di gambe e un destro che fa impallidire: identikit da grande per Justin.Stop orientato e destro nell'angolino, progressione e conclusione forte e tesa nel sette, colpo da biliardo appena entrato in area: gol di pregevole fatture per un match che certamente non potrà dimenticarsi. "Una bella giornata. Non ho giocato sempre e non do la colpa all'allenatore, ma oggi ho dimostrato che posso farlo. Dopo la gara ho portato la palla negli spogliatoi per farla firmare ai miei compagni. Mio padre non ha mai segnato una tripletta in Eredivisie? Allora sono il primo Kluivert. Mi piace".

Tra il nerazzurro, il bianconero e l'azzurro

Alessandro Conti ha vissuto sempre in bianconero nonostante abbia nel cuore il nerazzurro. E' un paradosso per un interista diventare un giocatore della Vecchia Signora ma le vie del calcio, come della vita, sono davvero infinite ed inaspettate. Classe 98, centrocampista "saggio" dai piedi buoni e dall'ottimo dinamismo ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista ovunque è approdato: maturità e geometria a servizio dei compagni. Ci racconteresti la tua carriera, dagli esordi ad oggi?Ho iniziato a giocare a 6 anni nel Titano a San Marino poi a 9 anni mi sono trasferito nel Cesena dove sono rimasto per 5 anni. A 14 anni, grazie all'affare Giaccherini-Juventus, sono stato tesserato nella Juventus, insieme al mio compagno Braccini. Sono rimasto a Vinovo per 3 anni e ho raggiunto gli Allievi. Sono stato ceduto in prestito alla Primavera del Carpi per 6 mesi ma non mi sono trovato bene. Sono ritornato a Cesena ma un grave infortunio alla spalla ha condizionato l'esperienza nella Primavera. Oggi gioco nel San Marino Calcio in Serie D Girone F.Quali consigli ti senti di dare ai nostri lettori?Invito tutti a giocare con passione come ho fatto io. La mattina a scuola, poi un panino veloce e subito al campo. Se hai qualità e la fortuna qualcuno ti noterà. Ci racconteresti la tua esperienza nel settore giovanile della Juventus?Sono interista ed un primissimo momento è stato dura ma ovviamente non ho avuto dubbi nell'accettare. E' tutto bellissimo, al top. Le mie giornate iniziavano a scuola a Vinovo, poi l'allenamento e il convitto. E' stata dura soprattutto per mia mamma. Ti sei mai allenato con la prima squadra della Juventus?Si una volta. Era l'allenamento prima del derby contro il Torino, la Primavera era impegnata e quindi ho avuto questo privilegio. Mancavano Tevez, Pirlo e Pogba ma comunque tutti gli altri campioni c'erano. Il più simpatico è stato Morata mentre Bonucci ci ha riempito di consigli. Sei stato capitano della Selezione Italiana U15, quali caratteristiche deve avere un giocatore per essere un buon capitano?Devi essere un leader ma prima di tutto un esempio. Sono diventato subito capitano nonostante fossi arrivato da poco. Il mister mi ha premiato per l'impegno in allenamento e per il mio comportamento.Qual è il tuo ruolo?Sono un centrocampista centrale, dalla buona visione di gioco. Ho un buon tiro anche se non segno tantissimo. Quest'anno nel San Marino Calcio gioco da mezz'ala. Pregi e difetti di Alessandro Conti giocatoreAiuto i miei compagni, do sempre tutto, sono molto concentrato, ho un buon tiro. Devo migliorare soprattutto il piede sinistro e il colpo di testa.Pregi e difetti di Alessandro Conti ragazzoSono solare, amo stare con gli amici, non mi monto la testa. Sono un pò permaloso e soprattutto molti anni fa non accettavo tanto i rimproveri. Segui il campionato sammarinese?Ovviamente si. Gioca nel Pennarossa, il mio fratello maggiore Daniele, e mio papà è il presidente del Pennarossa. Se avrò l'ok dal San Marino Calcio, mi tessererò anche nel Pennarossa.Vorresti fare il calciatore da "grande"?Ovviamente si! Penso di avere tutte le potenzialità necessarie.Un motto/una frase che ti rappresenta"Only God can judge me". Solo Dio può giudicarmi è una frase a cui sono molto legato ed è tatuata sul mio braccio. Ho anche una croce nel polso perché sono molto religioso. Sono legatissimo anche alla mia famiglia rappresentata da una rosa quale simbolo di amore e dove ci sono le iniziali di tutta la mia famiglia.

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