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Promossi e Bocciati

Come si sono comportati i super acquisti della Juve nella prima metà di stagione?

In Italia la regina dello scorso mercato estivo è stata senza dubbio la Juventus, letteralmente scatenata sul fronte degli acquisti.Particolarmente clamorosi – e costosi – sono stati i colpi Gonzalo Higuaìn e Miralem Pjanic, cui si sono aggiunti gli arrivi di Dani Alves, Mehdi Benatia e Marko Pjaca. Fra i giocatori in uscita, Alvaro Morata ed un certo Paul Pogba, ritornato al Manchester United per la cifra record di 110 milioni di euro: il colpo di mercato più costoso della storia del calcio.Giunti a metà della stagione, vediamo quali degli acquisti bianconeri hanno mantenuto le aspettative e quali no.Higuaìn ha subito conquistato i nuovi tifosi con la specialità della casa: il gol. Ne ha messi a segno 10 in Campionato e 3 in Champions League. Veniva dalle 36 reti dello scorso anno (record della Serie A) ma non ha fatto pesare questo biglietto da visita, anzi, si è messo da subito a disposizione del nuovo allenatore con grande umiltà. E Max Allegri impiegato poco per dargli una maglia da titolare. I 90 milioni versati nelle casse del Napoli per avere il “Pipita” a Torino sono stati spesi bene.Pjanic invece deve ancora dimostrare tanto. La sua qualità tecnica non si discute e il bosniaco l’ha fatta vedere in più di un'occasione: ad esempio nei numerosi assist che ha dispensato ai compagni o nella battuta dei calci di punizione, specialità di cui “Mire” si è confermato maestro anche con la maglia bianconera. In totale – su punizione e su azione – ha segnato 6 gol. Ma poche volte ha recitato da protagonista, come invece la dirigenza bianconera si aspettava quando ha versato i 32 milioni necessari per farlo partire da Roma. Max Allegri ha cercato la sua posizione ideale proponendolo in vari ruoli, compreso quello di trequartista. Finora il “Piccolo Principe” non ha convinto del tutto. Deve crescere in personalità.Di Benatia già si sapeva il valore ed anche quale sarebbe stato suo il destino alla corte di Allegri: sostituto di uno fra Barzagli, Bonucci e Chiellini, i tre titolari inamovibili della difesa bianconera (quando Allegri gioca a tre). In questi mesi nessuno dei tre totem è stato esente da infortuni e così il marocchino ha trovato spazio, anche se negli ultimi tempi Allegri gli ha preferito Rugani. Ha totalizzato 7 presenze in Campionato e 3 in Champions. Non ha mai trovato il gol (tranne che in amichevole) ed è una cosa strana per uno come lui, abituato a farsi sentire anche nell’area di rigore avversaria. Forte fisicamente e molto abile nell'uno contro uno, con ogni probabilità Mehdi sarebbe titolare in quasi tutte le squadre della Serie A.Pjaca è arrivato pieno di belle promesse. Talentino croato della Dinamo Zagabria abile nel dribbling, potente e rapido, era chiaro fin dalll’inizio che Allegri intendeva inserirlo nei meccanismi della sua squadra un passo alla volta, rispettando gli equilibri e le gerarchie vigenti. Ma è stato penalizzato da un lungo infortunio. Nel poco tempo avuto a disposizione non ha mai trovato il gol, ma ha fatto intravedere un talento che merita di essere approfondito. Allegri lo aspetta. Dani Alves ha vinto “qualcosa” con le maglie di Barcellona e Siviglia: 6 campionati spagnoli, 5 Coppe di Spagna, 5 Supercoppe di Spagna, 2 Coppe Uefa, 4 Supercoppa Uefa, 3 Champions League e 3 Coppe del mondo per club, più vari riconoscimenti individuali. In Nazionale il suo palmarès recita: un Mondiale under 20, una Coppa America e 2 Confederations Cup. La Juve lo ha preso all’età di 33 anni per mettere a disposizione di Allegri il suo cospicuo bagaglio di esperienza, la sua abitudine al successo e la sua qualità tecnica. E’stato schierato titolare all’esordio in Campionato con la Fiorentina e anche al debutto in Champions con il Siviglia. In totale ha messo assieme 8 presenze in Campionato e 5 in Champions. Ha segnato un gol in entrambe le competizioni. Anche lui è stato fermato da qualche infortunio, l’ultimo dei quali – nella sfida con il Genoa - abbastanza serio: rottura del perone. Allegri ha bisogno della sua esperienza e della sua disinvoltura nei grandi palcoscenici, ma anche di un pizzico di applicazione in più nella fase difensiva.Per Juan Guillermo Cuadrado non si è trattato di un vero e proprio acquisto, ma di un ritorno. Allegri lo aveva a disposizione anche lo scorso anno, ed è stato proprio un suo gol - quello del 2-1 nel derby con il Torino allo scadere – a dare il via alla clamorosa rimonta che ha consegnato ai bianconeri il loro quinto scudetto consecutivo, difficilmente immaginabile per molti dopo le grandi difficoltà incontrate nella prima parte di stagione. Si dice che al termine della finale di Coppa Italia, per contratto la sua ultima partita con la maglia della Juve (il prestito dal Chelsea aveva la durata di un anno), Juan sia scoppiato in lacrime chiedendo ai suoi dirigenti di riscattarlo, tanto forte era il suo attaccamento alla maglia bianconera. Detto fatto: nonostante il nuovo allenatore del Chelsea fosse proprio quell’Antonio Conte che tanto lo aveva voluto ai tempi della Juve, Juan viene lasciato partire e i bianconeri si legano a lui per altri tre anni. In questa stagione, nelle occasioni in cui Allegri lo ha utilizzato (5 le presenze in Champions e 12 quelle in Campionato), il colombiano ha prodotto la solita quantità industriale di sgasate e dribbling. Ha segnato un solo gol, ma bellissimo, nella sfida di andata con il Lione. Un gol alla Cuadrado: serie di finte ubriacanti che hanno mandato in confusione il diretto marcatore e gran destro sotto la traversa. Quel gol ha consegnato alla Juve tre punti d’oro in una partita che si era fatta estremamente complicata. La concorrenza nella rosa quest’anno è tanta e Cuadrado dovrà sudare per avere una maglia da titolare. Ma i suoi dribbling e la sua vivacità sono qualcosa cui è difficile rinunciare.

La rapida metamorfosi di Edin Džeko: da bidone a miglior cannoniere europeo

Per inaugurare questa rubrica pochi giocatori ci sono sembrati più rappresentativi di Edin Džeko, centravanti bosniaco della Roma arrivato nell’estate 2015 dal Manchester City. La ragione è molto semplice: nel giro di pochi mesi da bocciato, a causa dei suoi ripetuti e in alcuni casi comici errori sottoporta, è diventato il miglior realizzatore (provvisorio) dei più importanti campionati europei, davanti a gente come Cavani, Messi e Suarez: 10 gol in 10 partite.Promosso a pieni voti, insomma, anche se la stagione è ancora lunga. Come spiegare questa metamorfosi da parte di un giocatore giunto in Italia accompagnato da grandi aspettative e presto etichettato come un bidone, anche in rapporto alla consistente cifra versata dalla Roma per averlo (15 milioni di Euro)?Partiamo da un dato fondamentale: la difesa a oltranza da parte della società, e in particolare dell’allenatore Spalletti, di fronte alla pioggia di critiche giunte non solo da parte della stampa, ma anche degli stessi tifosi della Roma. La fiducia di un mister è un fattore imprescindibile perché un calciatore possa esprimere tutto il proprio potenziale. Scherzosamente, ma nemmeno troppo, si potrebbe dire che funzioni meglio di qualsiasi sostanza dopante.Poi ci sono, ovviamente, le qualità del giocatore. Edin ha sempre fatto gol, fin dai tempi in cui giocava nella seconda divisione ceca con la maglia dell’ Ùstì nad Labem (2005), quando venne trasformato da centrocampista in attaccante. Un anno e mezzo dopo, con la maglia del Teplice (prima divisione ceca), viene nominato miglior straniero del campionato, con un bottino di 13 gol in 30 presenze. Nella stagione 2007-2008 passa al Wolfsburg. Dopo una prima stagione non esaltante, ma utile per ambientarsi nella realtà tedesca, il centravanti bosniaco fornisce un contributo determinante per la conquista del Meisterschale, il trofeo assegnato ai vincitori della Bundesliga. Realizza 26 gol e assieme al brasiliano Grafite compone quella che diventa la miglior coppia di attaccanti nella storia del club, scalzando il duo Gerd Müller-Uli Hoeness(1973). Viene inserito nella lista dei 30 giocatori candidati al Pallone d’Oro.L’anno seguente il Wolfurg non riesce a ripetersi, ma Džeko si laurea capocannoniere del campionato con 22 reti.Si guadagna così l’attenzione del ricchissimo Manchester City, che lo acquista nel gennaio 2011 per 35 milioni di euro. Nei primi mesi della nuova avventura realizza 6 reti, mentre l’anno seguente è decisamente più ispirato, e con il gol del 2-2 nei minuti finali della sfida decisiva con il QPR darà un contributo determinante per la conquista di un traguardo storico: pochi istanti dopo, infatti, il Kun Aguero riuscirà a segnare il definitivo 3-2 che consegnerà ai Citizens il titolo di campioni d’Inghilterra dopo un digiuno durato 44 anni. L’anno seguente le cose non vanno altrettanto bene e il City decide di lasciarlo partire, destinazione Roma.Arriva in un clima di grande entusiasmo. La sua prima rete in giallorosso arriva addirittura in una delle sfide più sentite, quella con la Juventus, che la Roma si aggiudica per 2-1. Ma presto il giocatore comincia ad accumulare errori pesanti in fase realizzativa, di cui il più clamoroso è senza dubbio quello con il Palermo nel febbraio 2016, quando riesce a spedire il pallone a lato a due metri scarsi di distanza dalla linea di porta, senza disturbi di alcun tipo. Le immagini immediatamente seguenti lo ritraggono con la testa appoggiata sul palo per lunghi secondi, in preda all’incredulità e allo sconforto. Non facile riprendersi ma Edin supera tutte le critiche, continua a lavorare sodo, si mette in mostra nelle amichevoli estive e fa chiaramenre intendere che la voglia di riscatto è tanta e che vale ancora la pena puntare su di lui. Nell’anno nuovo mantiene le promesse. E lo fa in maniera naturale, quasi non fosse successo nulla nei tormentati mesi precedenti. E in fondo forse è proprio così: non si può perdonare ad un giocatore un’annata sbagliata? Non tutti riescono a calarsi efficacemente in una realtà nuova al primo tentativo. Ma Edin è stato più forte delle critiche, ha dimostrato con i fatti che valeva la pena aspettarlo. Una bella lezione a chi troppo frettolosamente lo aveva etichettato come scarso.

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