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Storie di calcio

Gli Alcântara

Gli Alcântara

26-01-2018

Alzi la mano chi può dire di avere un papà campione del mondo con la Selecao a USA '94, un fratello titolare nel Bayer Monaco, un altro fratello che dal Barcellona trasloca all'Inter e un cugino asso nel Valencia. Gli Alcântara sono una vera e propria "dinastia" di sportivi, di centrocampisti difensivi e offensivi e di bomber.Mazinho grande centrocampista degli anni 80-90 ha militato anche in Italia, nel Lecce e nella Fiorentina. L'apice della carriera ad USA '94 quando beffò l'Italia di Sacchi ai calci di rigori laureandosi Campione del Mondo. E proprio a San Pietro Vernotico, in provinca di Lecce, nacque l'11 Aprile 1991 il primogenito Thiago. Centrocampista duttile dalle eccelse qualità tecniche è ora uno dei pilastri del Bayer Monaco. Guardiola si innamorò a Barcellona e lo portò in prima squadra. Ha livello nazionale ha optato per la Spagna ed oggi è uno delle stelle della nazionale iberica. Il suo palmares fa già impallidire: 1 Uefa Champions League, 2 Supercoppa europea, 2 Coppa del Mondo per Club, 4 Campionati spagnoli, 2 Coppa di Spagna, 3 Supercoppa di Spagna, 4 Campionati tedeschi, 2 Coppa di Germania e 1 Supercoppa di Germania. Rafinha (Rafael Alcântara do Nascimento) è brasiliano, si sente brasiliano ed ha scelto la Selecao. Il 12 Febbraio 1993 a San Paolo, Mazinho e Valéria (ex pallavolista) conobbero il loro secondogenito. Caratteristiche tecniche e fisiche molto similari con il fratello Thiago, jolly della mediana, regista, trequartista, ala destra. Velocità di pensiero e di gamba, sinistro educato ed esplosivo, Rafinha nonostante abbia scelto la "otto" nerazzurro è il prototipo dei nuovi trequartista. Ha 12 anni venne catapultato nella cantera più rinomata del globo. Il Barcellona crede in lui, come con il fratello Thiago. Debutto in prima squadra con Guardiola ed addirittura incrocia il proprio destino già da giovanissimo con Mauro Icardi. Entrambi nel Barcellona B, Icardi era la riserva di Rafinha perchè all'epoca ogni squadra giovanile catalana giocava a specchio rispetto alla prima squadra. Quindi Rafinha anche Falso Nueve nel 4-3-3 di "Guardiola fattura". Il resto è d'attualità. Infortuni pesantissimi ne ostacolano la carriera che sembrava definitivamente sbocciata a Vigo, nel Celta. Come back Barcellona ed è a sorpresa tra gli undici titolari della partita da leggenda contro il PSG, quella del 6-1, quella del capovolgimento di ogni convinzione umana. C'è troppa concorrenza nel Barcellona e così la scelta di vita di qualche giorno fa. L'Inter punta sulla sua voglia di riscatto e allo stesso tempo spera che Rafinha possa essere l'anello mancante. Da duellanti a compagni di squadra, la strana storia di Mauro Icardi e Rafinha. Sei mesi di tempo poi la carrozza scomparirà e Rafinha, a meno del riscatto, dovrà ritornare a Barcellona. Rafinha ha già dovuto ordinare una bacheca più grande: 1 Oro Olimpico, 1 Uefa Champions League, 1 Supercoppa europea, 2 Campionati spagnoli, 4 Coppa di Spagna, 2 Supercoppa di Spagna.Padre, due figli, la madre abile sottorete e anche un nipote, gli Alcântara hanno nel loro dna lo sport. Rodrigo Moreno Machado è cugino di Rafinha e Thiago ed è uno dei migliori prospetti del Valencia. Nasce a Rio de Janeiro, il 6 Marzo 1991 e ha scelto la Nazionale spagnola. E' un attaccante, il suo raggio d'azione dunque è più avanti rispetto ai cugini. Scuola Real Madrid ha militato nel Castiglia, nel Bolton, nel Benfica ma la sua consacrazione è stata raggiunta nel Valencia dove le sue prestazioni ottime hanno attirato l'interesse di molti addetti ai lavori.

Clamoroso al Vigorito

La linea tra l'impresa e il fallimento è leggerissima altrettanto sottile il filo rosso che lega una sconfitta da una vittoria. Minuto 95, il solito risultato pessimo per il Benevento, altra Domenica di passione per il Vigorito ma sulla punizione di Cataldi, c'è un uomo in più in area. E' colorato diverso, verde speranza, non è altissimo ma sa come entrare nella leggenda. L'arcobaleno di Cataldi mette in azione il colpo di nuca di Alberto Brignoli che gioca a biliardo con Donnarumma, incastonando il pallone nell'angolino basso. Pazzesco colpo di testa e pazzesca pure la dinamica: primo punto in Serie A per le streghe e debutto amarissimo di Gattuso sulla panchina rossonera. Il diavolo dunque veste Brignoli, Seria A avvisata.

L'impresa con una dedica speciale

SIVIGLIA - Ogni rimonta ha un sapore diverso ma quanto accaduto qualche giorno fa, tra Liverpool e Siviglia in Champions League, sarà ricordato a lungo.Da 0-3 a 3-3 già di per sè sarebbe eccezionale, di eccezionale c’è però ben di più. L’allenatore andaluso Eduardo Berizzo durante l'intervallo ha comunicato ai suoi giocatori la sua malattia: tumore alla prostata. Al 48enne tecnico argentino, come informa il sito ufficiale il club, "è stato diagnosticato un adenocarcinoma (un tumore maligno) della prostata". "Gli esami - comunica il club - permetteranno di decidere i passi da seguire per il trattamento".Un lampo nella psiche dei giocatori che ha dato però la spinta per una rimonta da antologia. Liverpool avanti 3-0 grazie alla doppietta di Firmino e al sigillo di Mané. L'impresa è griffata da Ben Yedder, 51' e 60', e la rete del pareggio al 93' di Pizarro che dà il via ad un abbraccio collettivo. Forza mister!

Quando il richiamo del fischietto è più forte di tutto

Dodici anni e il fischietto sempre in bocca: Damiano Bellini è l'arbitro più giovane d'Italia. Un primato assoluto frutto di una sconfinata passione per il mondo del calcio visto però da una particolare prospettiva. La prospettiva di chi ha tutto da perdere, di chi viene additato come la causa della sconfitta, di chi dirige il gioco, l'arbitro, "l'uomo nero". Modena gli ha dato i Natali e proprio arbitrare una gara del suo Modena sarebbe il suo sogno nel fischietto.Collina è il vate a cui ispirarsi, un modello impegnativo ma si sa bisogna sempre avere le massime aspirazione e questo ragazzotto avrà tempo per raggiungere i suoi scopi. Il carisma dovrà tirarlo fuori perché non arbitrerà i suoi coentani. No, Damiano ha scelto gli "adulti" del Centro Sportivo Italiano, anzi è stato scelto perchè essere un arbitro è una vocazione. Non saprà forse dribblare come Leo Messi o segnare con la regolarità da cecchino di CR7 ma sicuramente ne sentiremo parlare perchè di grinta ne ha sicuramente in abbondanza.L'inizio dell'avventura sarò a Formigine, Pgs Smile contro Pavullo, ai più due squadre sconosciute ma sicuramente per Damiano sarà l'inizio di una bella avventura che solo il tempo saprà dare la giusta dimensione.In bocca al lupo Damiano!

Parma dal paradiso all'inferno e ritorno

LE ORIGINI DEL MITO - C'era una volta Buffon, Thuram, Bennarivo, Cannavaro, Veron, Crespo, Asprilla. C'era una volta perché il crac Parmalat ha spazzato via una generazione di fenomeni, una squadra da mito. Eppure il mito è rimasto perché aver sfiorato lo Scudetto e aver trionfato in Europa ha reso immortale questa generazione di fenomeni. Due Coppa Uefa (1994-95, 1998-99), tre Coppa Italia (1991-92, 1998-99, 2001-02) una Supercoppa Uefa (1993), una Coppa delle Coppe (1992-93), un palmares invidiabile per una "provinciale".Ha sfidato la Juventus della triade e ha sfiorato soprattutto lo Scudetto. Era il lontano 1996, pochi di voi erano nati, anzi nessuno e Crespo lanciava il guanto di sfida alla Juventus, un affronto. E' stato il miglior marcatore gialloblu, 72 le reti complessive con il Parma, recordman all time e simbolo indiscusso per quattro stagioni, dal 1996 al 2000 e poi ritornò per concludere la carriera nel campionato 2014-15. Parma non è solo Crespo, Parma è Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Lilian Thuram, Tino Asprillia, Gianfranco Zola, Enrico Chiesa, Juan Sebastian Veron, talenti cristallini al Tardini.Eppure la cronaca, la finanza meglio, contaminò il Parma e lo disintegrò. Parmalat fu la croce e la delizia del Parma. La stessa azienda leader nella distribuzione di latte e derivati, determinò ascesa e disfatta. Il Parma crollò. Crollarono ambizioni e posti in classifica. Il duo Leonardi e Ghirardi risollevarono le sorti ma quella magia non si ripropose più. Il Parma ha navigato per molti stagioni a metà classifica. Lontani i tempi in cui le squadre del nord al Tardini, giocavano di rimessa per lo strapotere fisico, tecnico dei gialloblu crociati. Lontani quei tempi in cui i migliori erano a Parma.Parma uguale crac è un binomio purtroppo ricorrente. Non basta infatti aver dilapidato una generazione di fenomeni, Parmalat insegna, anche la presidenza Ghirardi sarà ricordata per un fallimento di proporzioni cosmiche: dalla A alla D, senza paracadute, un volo diretto e senza via di scampo. Ma come da Crespo ai campi dilettanti della Emilia-Romagna? Eppure questo è accaduto pochi anni fa. Il Parma è fallito ma come l'araba fenice, è risorto dalle proprie ceneri e ora viaggia a vele spiegate verso l'olimpo della Seria A. Serie D conquistata, playoff di Lega Pro vinti e quest'anno l'approdo nella serie cadetta.Una matricola terribile che ha in Alessandro Lucarelli, il simbolo, il capitano, colui che è sceso dalla A alla D, senza rimpianto perché Parma è, lo è stata e ritornerà ad essere una delle Sette Sorelle d'Italia. Sono trascorse già dodici giornate del campionato di Serie B 2017-18 e un primo bilancio è lecito farlo. Il Parma è secondo a pari merito con Empoli e Frosinone, in piena corsa playoff, con 20 punti all'attivo, a un solo punto dalla vetta occupata dal Palermo. La rincorsa è lunga ma il @Parma Calcio 1913 può farcela. #Dylan@Deklan26

Play si nasce: Andrea Pirlo, il genio della mediana

Il Re delle Punizioni abidca, Andrea Pirlo dice addio al rettangolo.Nel principio c'era il metodista. C'era il metodista perché l'ascesa di Andrea Pirlo ha rivoluzionato ruolo e un'intera generazione di aspiranti centrocampisti di manovra. Che del talento questo ragazzo bresciano lo aveva era abbastanza evidente, ma il talento non sposa un solo giocatore, è uno dei requisiti che tanti hanno ma pochi sanno esprimerlo al massimo. Ci è voluto tempo, delusione, porte in faccia ma Andrea Pirlo ha saputo sempre non chinarsi, anzi è diventato Andrea Pirlo, un'istituzione. Andrea Pirlo appende le 13. Un sussulto. Perché Andrea Pirlo, non è un centrocampista giunto alla venera età di 38 candeline, è l'icona di molti ragazzini cresciuti con le punizioni di questo ragazzo, ora barbuto, taciturno ma con un pennello anzichè un piede.Ma non è stato sempre al centro, come si dovrebbe ai Giotto, di tutto. Nell'Inter, squadra che lo ho coccolato quando era in fasce, è stato al centro si, ma di dubbi atroci, congetture irreali, equivoci, morale: cessione. Cosa? L'inter ha venduto Pirlo? Certo, per di più ai cugini rossoneri. Un affarone, decisamente. E' nell'interregno di Brescia che la luce si accede e Pirlo dimostra ogni frammento del suo sconfinato talento. Da metodista filtra ogni pallone e innesca i compagni verso la gloria. Nel Milan tutto questo viene esageratamente ingigantito, diventando il simbolo delle due Champions League rossonere, dello Scudetto e degli altri trionfi. C'è anche Andrea Pirlo a Berlino quando l'Italia di Lippi alza al cielo la Coppa del Mondo e in quella squadra Andrea Pirlo aveva le chiavi.Non è stato sufficiente perché Allegri gli ha preferito il ruvido Van Bommel. E lui? Zaino, scarpette e talento è emigrato in quel di Torino per la ricostruzione della Vecchia Signora post-calciopoli. La mobilità non è più quella di un tempo ma la visione, la classe, la leggiadria e la velocità di pensiero/esecuzione quelle si rimarranno incastonate in Andrea.E così la Juventus è risorta, quattro titoli nazionali, quattro titoli nei quali c'è la griffe di Andrea Pirlo. Anche la grande mela ha voluto omaggiare Andrea Pirlo, gli ultimi anni vestito di azzurro, azzurro come il cielo, azzurro come l'infinito.Andrea Pirlo non abbandona il calcio e il calcio che perde il suo figlio prediletto.Ci mancherai, Andrea @Pirlo_official#Dylan @deklan26

Il tango di Mauro

Tango o Salsa? Decisamente Tango, l'inter è tango, l'Inter è Icardi, l'Inter è Mauro, l'Inter è Wanda. Segnare tre gol in un derby non accadeva dal 2012, ai tempi c'era un certo Principe Milito e l'Inter non navigava così a vista come ora. Sembra passata un'era geologica, invece solo 5 anni, ed è decisamente cambiato tutto. L'Inter e il Milan non sono più l'Inter di Milito e il Milan di Ibrahimovic ma ora sono l'Inter di Nagatomo e il Milan di Rodriguez, non proprio la stessa cosa. Domenica sera c'è stata però l'apoteosi per la Milano nerazzurra. Il naviglio si è dipinto di nero e azzurro e il rosso si è dissolto sotto i colpi di Icardi.Opportunismo, recupero palla, acrobazia, rigore: un codensato chiaro e limpido di chi è Mauro e di cosa è capace questo attaccante moderno, 181 cm per 75 kg.E' il prototipo dell'attaccante del terzo millennio, fuori dal campo sempre alla ribalta, Wanda Nara non è mai a corto di argomenti e dentro al rettangolo è il numero 9 più forte d'Europa. Non ha ombre nel suo gioco. Gioca per la squadra ora, sponde, prende calcioni per far salire i suoi, oltre a questo non ha perso smalto e la sua verve sotto porta. La rasoiata di Candreva è tramutata in rete dalla girata precisa sul secondo palo, Donnarumma non può nulla. Il secondo gol è lo spot del capitano nerazzurro. Biglia si addormenta, Icardi scippa la rete e duetta con Perisc, 11 assist solo per Mauro, pallone a mezza altezza del croato e sforbiciata volante per rubare tempo al portiere: chapeau!Il Milan dall'inferno al paradiso per due volte, stadio in silenzio, 2-2 e sull'ingenuità colossale di Rodriguez, l'arbitro Tagliavento può solo indicare il dischetto del rigore.Una vita fa, qualche derby fa, Icardi era in ginocchio e Donnarrumma faticava a trattenere la gioia dopo il rigore neutralizzato. Domenica, qualche anno più tardi, di nuovo, uno di fronte all'altro, nel duello dagli undici metri. Icardi lo guarda dritto negli occhi, lo sfida e lo fulmina, aspettando il passo verso sinistra del numero 99. ll resto è 3-2, maglia celebrata come Messi al Camp Nou quasi a simboleggiare quanto questo ragazzo del 19-02-93 sia cresciuto, in tutto.#MI9#Dylan

Essam El-Hadary, il portiere detentore di record!

La storia che vogliamo raccontarvi oggi ragazzi parla di ESSAM EL-HADARY, portiere di origine egiziana nato il 15 gennaio del 1973 a Damietta, una piccola città e porto egiziano sul delta del Nilo.Attualmente gioca nel Al-Taawoun, che milita nella Saudi Professional League in Arabia Saudita, come portiere e capitano della sua squadra.Essam, anche soprannominato La Diga per le sue capacità tra i pali, trascorre maggior tempo della sua carriera nel Al-Ahly in coi vince 7 campionati, 4 coppe d'egitto e 4 supercoppe d'egitto.Grazie quindi alle sue doti da portiere. riceve anche la sua prima convocazione nella nazionale egiziana nel 1996 in amichevole contro la Corea del Sud.Passano gli anni ed Essam continua ad essere convocato in nazionale, e si guadagna anche la fascia da capitano nel frattempo, fino ad arrivare ai giorni d'oggi che, grazie ai suoi compagni di squadra e a lui, la sua nazionale riesce a guadagnare un pass per i Mondiali di Russia 2018 grazie alla vittoria per 2-1 in casa contro il Congo, decisa da Mohamed Salah al 94' minuto su rigore e anche detentore del primo gol.Con questo pass ai mondiali il nostro Essam diventerà automaticamente il proprietario di diversi record per età nei mondiali, ovvero:Giocatore più ANZIANO a partecipare ad un mondiale, batte il precendente record di Faryd Mondragon (43 anni e 3 giorni)Giocatore più ANZIANO AL DEBUTTO con 44 anni di età il nostro Essam, ebbene si, debutterà per la prima volta nei mondiali, non si deve mai smettere di sperare!CAPITANO più ANZIANO dei mondiali.

Vorrei essere Roberto Carlos ma sono...Felice Centofanti

Chi è Roberto Carlos? Chi è Felice Centofanti?Secondo Dylan non conoscete né l'uno né l'altro. Hanno in comune qualcosa: ruolo e squadra di militanza per un periodo, altro no, decisamente no. Sono due terzini, mancini ma di diverso spessore. L'uno, il carioca, non è alto, non ha capelli fluenti ma ha un sinistro che pochi hanno. Il tiro a "tre dita" diciamo è roba sua. Si perché, seppur breve, nella sua esperienza all'Inter, durata il tempo di una stagione, un battito d'ali o poco più, ha saputo condensare tutto il suo essere appunto Roberto Carlos. Tiri di una potenza sovrumana, discese epiche, dribbling continui ma anche dimenticanze difensive. Un diamante grezzo insomma che non ha avuto il tempo per diventare una farfalla. È rimasto crisalide nell'Inter ma non altrove. Nel Real Madrid ha vinto tutto, ma proprio tutto. Coppe, Campionati (Liga spagnola) e la tanto agoniata Coppa dalle Grandi Orecchie. Tutto quello che i tifosi dell'Inter avrebbero voluto ma non è stato. Il cerino in mano è rimasto anzi si è bruciato quando la fascia ha cambiato inquilino. Diciamo che l'inquilino ha pagato l'affitto ma non ha lasciato il segno. La mancina dell’Inter è sempre stato un pianto. Un pianto perché ha cambiato spesso, appunto inquilino, ma a parte qualcuno, gli altri, la maggior parte, si sono fatti apprezzare più dalle squadre avversarie che dai supporters nerazzurri.

I 5 gol più veloci della storia del calcio

Una manciata di secondi. Che si può fare in un lasso di tempo così ridotto? Allacciarsi una scarpa, bere un caffè, attraversare la strada. Realizzare un gol non sembra rientrare in questa casistica. Però è successo. L’arbitro fischia l’inizio della partita e pochi attimi dopo la palla è già in fondo al sacco. Gli Speedy Gonzales del gol provengono un po’ da tutte le latitudini del mondo. Vediamo chi sono.Il quinto gol di questa speciale classifica proviene dagli Stati Uniti. Lo realizza un giocatore statunitense di origini italiane: Michele Grella, detto “Mike”. 7 secondi per portare in vantaggio il suo New York Red Bull nella sfida con il Philadelphia Union. Il campionato è la MLS statunitense. La data il 18 ottobre 2015.Dagli Usa all’Australia. Anche in questo caso parliamo di un giocatore con sangue italiano nelle vene. Damian Mori segna da centrocampo dopo 3,69 secondi. Pallonetto chilomentrico che non dà scampo al portiere avversario, e 1-0 Melbourne. L’anno è il 1995.In Messico ricordano ancora bene la prodezza di Gustavo Ramirez: 3,3 secondi per sbloccare l’incontro fra il suo Mineros de Zacatecas e il Necaxa. Battuto dopo 14 anni il record del campionato messicano, che apparteneva a Ricardo Chavez, in gol dopo 9 secondi.Altro pallonetto micidiale ed ultra rapido è quello di Ricardo Olivera, che il 26 dicembre 1998 entra nella storia dell’Uruguay come goleador più veloce di sempre. E nella storia del calcio mondiale è in seconda posizione: 2,8 secondi.Ma è dall’Arabia Saudita che proviene l’Usain Bolt del gol. Nawaf Al Abed non ci pensa un attimo: il compagno gliela tocca e lui spara con il sinistro. Il portiere avversario fa un gesto un po’ difficile da decifrare. Ma ci piace pensare che stesse dicendo: “beh, ma è valido così?”Non solo è valido, ma è storico. Anzi, leggendario: 2,3 secondi. Praticamente, il tempo di uno sbadiglio.

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