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Saranno Famosi: Agustin Buteler il nuovo Messi?

Ha 8 anni e un futuro nel pallone già scritto. E' argentino come Leo e come Leo Messi ha un pennello come piede e un talento non quantificabile. Doppi passi, finte, tiro, tunnel: il repertorio è sconfinato e il nuovo Leo ha già attirato gli sguardi indiscreti di molti addetti ai lavori. Originario di Cordoba, in Argentina, ha deliziato i palati del calciofili con numeri di prestigio. Dribbla e gioca per la sua squadra, il Colegio Santo Tomàs dove ovviamente è il faro. Calamita ogni sfera sul proprio mancino, altra similitudine con la pulce Leo. Repentini cambi di direzione e movimenti rapidi e decisi, altre analogie con il campione del Barcellona. Dribbling, doppi passi, tunnel di tacco, gol a raffica da ogni zolla del campo, pure da cacio d'angolo.Chissà se Agustin ricalcherà la carriera luccicante di Leo, di sicuro non potrà passare inosservato.

Cristiano Ronaldo V

C'è Messi e c'è Cristiano Ronaldo, ci sono i campioni, e ci sono i fenomeni. Ci sono due assi che dal 2008 dominano senza soluzioni di continuità il panorama nazionale e internazionale del pallone. Il 2017 non poteva esimersi da questo trend. E' difficile spezzare la potenza di CR7, è solo difficile pensare di arginare il talento del portoghese, classe 85. Sono cinque i Ballon d'oro (pallone d'oro) per una carriera costellata di trionfi. Poker di successi nella Uefa Champions League, Tris di affermazioni nel Mondiale per Club, due successi nella Supercoppa Europea e un titolo di Campione d'Europa con il suo Portogallo, solo per citare i successi fuori dai confini nazionali, altrimenti sarebbe un elenco smisurato. Non è solo un attaccante da mille e una notte, è un giocatore-glamour, un "influencer" delle nuove generazioni ma ha saputo ritagliarsi, senza poco clamore, un ruolo anche nel sociale, a sostegno dei meno fortunati e questo che lo rende uno dei migliori, se non il migliore insieme a Leo.

L'acchiappasogni smette di far sognare

Julio Cesar non è un portiere qualunque giunto al capolinea, è il portiere del Triplete. Julio Cesar arriva in punta di piedi nell'Inter. Nessuno o quasi credeva nelle qualità del classe 79 brasiliano, eppure in sette anni di onorata militanza nerazzurra seppe far ricredere scettici e detrattori. Brasile popolo di trequartisti ma anche di portieri.Il peso specifico di Julio Cesar è difficile da quantificare. E' stato un baluardo quasi insuperabile per gli anni di trionfo dell'Inter post Calciopoli. E' stato un autentico numero 1 nonostante il numero di maglia sia stato differente. E' stato artefice dei 5 scudetti, della Champions League, delle 3 Coppa Italia, delle 4 Supercoppa Italiana prima del suo sbarco in Portogallo. Chi è abituato a vincere non può che continuare con questa piacevole attività e così nel suo breve ma inteso periodo portoghese arricchisce il suo personalissimo palmares: 3 Campionati Portoghesi, 3 Coppa di Lega portoghese, 1 Coppa di Portogallo e 1 Supercoppa Portoghese. Manca solo l'acuto con la Nazionale Verdeoro. Non è capitato negli anni "up" perché il Brasile contemporaneo non è stato all'altezza del Brasile del passato e i successi in campo internazionale si limitano esclusivamente alla Champions League, troppo poco per uno dei più grandi.Le lacrime di Julio Cesar echeggiano nell'area e sono strazianti per chi ha visto da vicinissimo le gesta di uno dei portieri più forti della storia del calcio. Uno di quei portieri a cui era difficilissimo se non impegnativo segnare, Messi, uno dei più grandi, può certamente confermare.

Clamoroso al Vigorito

La linea tra l'impresa e il fallimento è leggerissima altrettanto sottile il filo rosso che lega una sconfitta da una vittoria. Minuto 95, il solito risultato pessimo per il Benevento, altra Domenica di passione per il Vigorito ma sulla punizione di Cataldi, c'è un uomo in più in area. E' colorato diverso, verde speranza, non è altissimo ma sa come entrare nella leggenda. L'arcobaleno di Cataldi mette in azione il colpo di nuca di Alberto Brignoli che gioca a biliardo con Donnarumma, incastonando il pallone nell'angolino basso. Pazzesco colpo di testa e pazzesca pure la dinamica: primo punto in Serie A per le streghe e debutto amarissimo di Gattuso sulla panchina rossonera. Il diavolo dunque veste Brignoli, Seria A avvisata.

A volte ritornano

Ci sono salite e discesa, ci sono momenti al top e momenti decisamente meno top, ci sono campionati nei quali sembri Maldini, Nesta e ci sono altri nei quali fai fatica pure a scendere tra gli undici. Andrea Ranocchia è questo, è stato sempre alla ribalta. Ha bruciato le tappe ad Arezzo, ha impressionato a Bari in tandem con Leonardo Bonucci poi la grande chance all'Inter post triplete. E' qui l'inizio è diventato la fine. Doveva essere il nuovo centrale su cui costruire futuri traguardi, in realtà si è rivelato forse per quello che è sempre stato, un ragazzo giovane, timido e ancora non pronto emotivamente per il grandissimo salto. Troppo pesante la maglia e la fascia da capitano dell'Inter, troppo pesante entrare nella scala del calcio.Non ha mollato però Andrea. Ha saputo ritagliarsi un ruolo, cucito addosso da Spalletti. Lo ha difeso sin da Riscone, lo ha coccolato, motivato e infine dato fiducia nel match che doveva segnare il sorpasso e la conquista della vetta. E Andrea non lo ha tradito. 90 minuti di sostanza, occasioni pure di timbrare il cartellino contro il Chievo Verona. Non sarà una finale di Champions League ma è comunque il punto di partenza per una carriera che fin troppo presto è stata data per finita.

Di professione terzino goleador

Alessandro D'Addario, classe 1997, professione terzino goleador. E' uno dei pochi ad aver avuto l'onore di segnare in campo internazionale con la maglia della Nazionale. E' uno dei migliori prospetti del calcio sammarinese, è uno di quei potenziali calciatori pronti al grande salto. Fisico, testa, cuore, piede, volontà, Alessandro ha tutto nel proprio bagaglio a mano per raggiungere l'apice.Ci descrivi il gol, Alessandro?E' stata una delle ultime azioni, ero arrabbiato con me stesso per l'andamento della gara, ci ho creduto e sulla punizione di Grandoni, Casadei sfiora la palla che rimane nell'area piccola e sono stato bravo a trovare la porta. Avresti mai pensato di segnare in Nazionale?Assolutamente no, sono un terzino e di solito al massimo faccio 1-2 gol a stagione.Quanto manca per vederti protagonista nella Nazionale Maggiore?Spero poco, ho giocato titolare nell'amichevole di Andorra e sono andato in panchina contro Germania e Irlanda del Nord. Hai qualche ripianto per non essere un titolare del San Marino Calcio?No, perché il Rimini mi ha cercato di più rispetto al San Marino Calcio.Nel Rimini Calcio quanto conta allenarsi con gente del calibro di Scotti, Ambrosini e Bonaventura?Sicuramente sono giocatori di qualità, sono professionisti e si allenano come tali. Di sicuro centrano poco con la categoria ed è un vantaggio per noi giovani avere esempi di questo genere.Sei tesserato con qualche squadra del Campionato Sammarinese interno?Si, sono tesserato nelle fila della Fiorita e cercherò di raggiungere il limite di panchine per poter dare il mio contributo nei playoff. Ci tengo molto a questo.Chi è il giocatore con cui hai legato di più nel Rimini Calcio?Con tutti ho un buon rapporto, non c'è uno in particolare. Mi trovo benissimo con i più giovani della squadra.Qual è la tua aspirazione?Vorrei diventare un calciatore professionista.Studi nella vita?Ho finito gli studi. Sono un elettricista. Come ti sei avvicinato al calcio?Come tutti i bambini giocano sempre con il pallone. A 5 anni ho iniziato nel Titano e proseguito nel Tre Fiori.Hai praticato altri sport?No.Segui il calcio in TV?Ovviamente si, seguo tutto il calcio a 360°.Quale squadra tifi?Milan.Cosa pensi dell'eliminazione dell'Italia?E' un peccato, un pò me lo aspettavo dopo la partita d'andata, è ora di cambiare tutto.Ci racconti il tuo percorso nelle giovanili?A 6/7 anni sono andato nel settore giovanile del Rimini dove sono rimasto fino agli Allievi Nazionali. Mi sono trasferito nel San Marino Calcio dove ho fatto un anno negli Allievi e un anno nella Berretti. La mia esperienza con i "grandi" inizia con la Pianese in Serie D, dove ho collezionato 48 presenze in due stagioni.Quale consiglio dai ai nostri lettori?La cosa principale è divertirsi, andare all'allenamento per migliorarsi e sperare di diventare calciatore.Hai un motto/una frase?"Far ricredere le persone che non hanno voluto puntare su di te": è una mia frase che mi sono tatuato sul braccio sinistro. Quale genere di musica ascolti?Mi piace tutto, non ho grosse preferenze. Non amo la musica "metallara". Hai qualche rito scaramantico?Ne ho molti. Metto sempre i stessi calzini bianchi (ovviamente li lavo) e la stessa maglietta termica (ovviamente lavo pure questa). Prima di scendere in campo faccio il segno della croce.A chi hai dedicato il gol?Alla mia famiglia che mi sostiene e ai miei compagni.Qual è il fondamentale in cui eccelli?Sono un terzino e amo spingere, ho una buona corsa, prediligo la destra ma me la cavo anche a sinistra.

I Millenials terribili

C'erano i famosi anni 80, anni di divertimento e di cambiamento, poi gli anni 90, anni di modernizzazione e gli anni 2000? Dovevano essere forse quello che ad oggi non sono stati. Anni difficili per molteplici fatti non direttamente riconducibili al mondo dorato dello sport, ma purtroppo è stato direttamente influenzato.Anni in cui Pietro Pellegri e Moise Kean hanno emesso i loro primi vagiti. Era il 16 Marzo del 2001 quando a Genova, il primo millenario goleador della Seria A riempì di gioia i suoi genitori. Un anno prima e qualche mese prima nacque Moise Keane (28-02-2000) altro diamante grezzo, altro millennials di certo avvenire.Pietro condivide con Amedeo Amedei il record di giù giovane calciatore ad aver esordito nel massimo campionato dello stivale alla "venerata" età di 15 anni e 280 giorni, pazzesco.Nel cameo di Totti dal calcio, Pellegri fa la sua scena, prendendo i riflettori, sua la rete dell'effimero vantaggio: 16 anni e 72 giorni, diventa il terzo più giovane marcatore in Serie A, dopo Amedeo Amadei e Gianni Rivera. Pazzesco è che a poco più di 16 anni ha già siglato una doppietta! 17 settembre 2017, stadio Luigi Ferraris, Pellegri realizza il suo secondo e terzo gol in Serie A, inutile nel computo del match (sconfitta del Genoa per mano della Lazio) ma serata indimenticabile per il ragazzone di 191 centimetri. Cestinato il record del grande Silvio Piola, 17 anni e 104 giorni nel giurassico 1931.Altro centravanti di razza, Moise Keane, scuola Juventus, italo-ivoriano, 182 centimetri è un altro da tenere d'occhio. Ha nel mirino la consacrazione in Seria A, gioca in pianta stabile nel Verona, ha scalzato un certo Giampaolo Pazzini come non impressionarsi?1º Ottobre 2017, stadio Filadelfia, la Var autorizza l'esultanza di Moise. C'è la sua firma nel 2-2, c'è soprattutto la consapevolezza che l'età non fa curriculum, sono i piedi e la testa a fare la differenza e Pietro e Moise hanno proprio tutto per non essere meteore.

L'impresa con una dedica speciale

SIVIGLIA - Ogni rimonta ha un sapore diverso ma quanto accaduto qualche giorno fa, tra Liverpool e Siviglia in Champions League, sarà ricordato a lungo.Da 0-3 a 3-3 già di per sè sarebbe eccezionale, di eccezionale c’è però ben di più. L’allenatore andaluso Eduardo Berizzo durante l'intervallo ha comunicato ai suoi giocatori la sua malattia: tumore alla prostata. Al 48enne tecnico argentino, come informa il sito ufficiale il club, "è stato diagnosticato un adenocarcinoma (un tumore maligno) della prostata". "Gli esami - comunica il club - permetteranno di decidere i passi da seguire per il trattamento".Un lampo nella psiche dei giocatori che ha dato però la spinta per una rimonta da antologia. Liverpool avanti 3-0 grazie alla doppietta di Firmino e al sigillo di Mané. L'impresa è griffata da Ben Yedder, 51' e 60', e la rete del pareggio al 93' di Pizarro che dà il via ad un abbraccio collettivo. Forza mister!

L'essere bionico

Marziano, bionico, unico, gli aggettivi si sprecano perché quando si parla di Ibrahimovic, c'è sempre lo straordinario e l'irrazionale nel mezzo. Sono passati poco meno di sette mesi dopo l'infortunio al ginocchio, subito in Europa League contro l'Anderlecht lo scorso 20 aprile: rottura crociato anteriore del ginocchio destro, diagnosi terribile per un atleta classe 1981 e non solo perché spesso segna la deadline della carriera. Non è però un atleta ordinario, è uno dei più grandi calciatori del millennio. Minuto 77 è il minuto della nuova rinascita, il "cinque" a Anthony Martial, quando la partita contro il Newcastle era tutt'altro che decisa (risultato finale 4-1 per i Red Devils).L'operazione negli USA, la riabilitazione "social" in tempi record e il rinnovo con lo United, praticamente a carta bianca, Ibrahimovic sempre al centro di tutto, una calamita mediatica.Lo Special One lo aveva detto e ridetto, Manchester United è Ibrahimovic e il Suo "10" era pronto per aspettarlo perché Ibrahimovic è il calcio e il calcio senza Ibrahimovic non è decisamente la stessa cosa. #Dylan@deklan26

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